PENALE

Amministrazione Giudiziaria dei beni e sequestro preventivo penale

12/07/2018 11:00


Commento a cura dell'avv. di Paolo Della Sala co-founding partner dello studio Della Sala Scuto e Associati

L'amministratore giudiziario cura i beni sequestrati seguendo principi di gestione dinamica, 'al fine di aumentare la redditività' dei beni colpiti dal provvedimento.

La custodia statica pare retaggio del passato; a questa figura magistrati, avvocati e commercialisti devono quindi rivolgere uno sguardo molto attento soprattutto a valle delle recenti novità (v. art. 104 bis disp. att. c.p.p.).

Il sistema penale, infatti, si è arricchito negli ultimi anni di misure patrimoniali in funzione generalpreventiva: basti pensare alla confisca anche per equivalente nei reati contro la P.A. e nei reati tributari.
Si tratta di scelta precisa, condotta con coerenza ma con le consuete, gravissime, lacune di chiarezza e raccordo normativo.

Parallelamente si è dilatato il perimetro delle misure di prevenzione patrimoniale che, ormai, sono uscite dagli originari confini (soggetti 'in odore' di criminalità organizzata) per insinuarsi in contesti più ordinari (v. art. 4, comma 1 lett. i bis richiamato dall'art. 16 D.L.vo 159/2011, sulla possibilità di applicare misure di prevenzione in tema di alcuni reati comuni).
E' chiaro l'intento di rafforzare il profilo punitivo colpendo oltre alla libertà personale, verrebbe da dire a prescindere dalla libertà personale, il patrimonio in funzione riparatoria anche attraverso quei beni 'di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito' (art. 240 bis c.p.).

In questo contesto il legislatore è intervenuto per razionalizzare la disciplina della confisca e dettarne in modo più chiaro i profili in caso di sequestro di beni che necessitino di essere amministrati.

Si è, quindi, ad esempio, inserito all'interno del codice penale l'art. 240 bis c.p. in esso assorbendo analoga disposizione in precedenza contenuta in una legge speciale.
Ma, soprattutto, con il D.L.vo 21/2018 si vuole armonizzare il sequestro preventivo (321 c.p.p.) con il sequestro di prevenzione rimodulando l'art. 104 bis disp. att. c.p.p. per il caso, davvero delicato, di provvedimenti su 'aziende, società ovvero beni di cui sia necessario assicurare l'amministrazione'.

L'obbiettivo è assicurare continuità operativa ai beni colpiti da un provvedimento ablativo e l'amministratore giudiziario è la figura cui il legislatore affida la gestione dinamica del bene sequestrato.

I sequestri previsti nell'art. 321 c.p.p. che ne legittimano la nomina sono tre:

1.c.d. 'impeditivo' (cioè funzionale ad evitare che si aggravino le conseguenze di un reato: tipico caso quello dell'inquinamento ambientale);

2.funzionale alla confisca ordinaria (240 c.p.) o per equivalente ;

3.funzionale alla confisca allargata (240 bis c.p.).

In linea di massima l'amministratore giudiziario gestisce il bene a lui affidato secondo la disciplina del codice antimafia con il controllo per tutta la durata del processo del giudice che ha emesso il provvedimento, di norma il Gip.

Per (forse) evitare problemi in sede CEDU è prevista la citazione dei 'terzi titolari di diritti reali o personali di godimento sui beni in sequestro' ma non è chiaro se questa disposizione neutralizzerà l'impatto dei principi affermati dalla Grande Chambre con la sentenza 28 giugno 2018 in materia di c.d. confisca urbanistica.