usura ed estorsione

Innalzato a due anni il termine di sospensione, ex art. 20 l. 44/99, per le vittime di usura ed estorsione. Il "provvedimento" del P.M. vincola il Giudice dell'esecuzione

14/01/2019 14:35


Trib. Bari, ord. 20 novembre 2018 - provvedimento Procura della Repubblica Tribunale di Latina, 4 gennaio 2019


a cura di Roberto Di Napoli*

Dopo l'intervento di cui alla legge 27 gennaio 2012 n. 3 (1) con la quale, all'esito di un lungo iter (2), furono apportate significative modifiche alla normativa sui benefici alle vittime di usura ed estorsione, con l'art. 38 bis del d.l. 4 ottobre 2018 n. 113, convertito in legge 1 dicembre 2018 n. 132 (3), sono state ulteriormente modificate alcune disposizioni contenute nella legge 7 marzo 1996 n. 108 (4) e nella legge 23 febbraio 1999 n. 44 (5).

Tra le varie novità, quella, probabilmente, di maggiore interesse per le vittime è l'innalzamento, da trecento giorni a due anni, del termine di sospensione, previsto dall'art. 20 della legge 44/99, di cui possono beneficiare le persone offese da usura ed estorsione che abbiano richiesto l'accesso al Fondo di solidarietà (6).

Il termine di "trecento giorni" -originariamente previsto al primo comma dell'art. 20 l. 44/99- è stato sostituito, infatti, con quello di "due anni a decorrere dal provvedimento di sospensione" aggiungendosi, oltretutto, che "Non sono dovuti interessi di mora nel frattempo eventualmente maturati".

Per meglio comprendere l'opportunità della recente modifica legislativa, conforme alla ratio di tutela delle vittime, nonché la rilevanza dei provvedimenti che si annotano, appare opportuno ricordare, sia pur brevemente, il contrasto interpretativo emerso, negli anni scorsi, in merito all'applicabilità del beneficio della sospensione e, in particolare, sia sull'organo competente a valutare la sussistenza dei presupposti alla concessione sia sugli effetti del "parere" o "provvedimento".

Si ricorda, in particolare, che il legislatore, sin dal 1999, con l'articolo 20 della suddetta legge, tra i benefici previsti al fine di incentivare le denunce, aveva previsto la possibilità, per la vittima denunciante e richiedente l'accesso al fondo antiusura e antiracket (7), di potere beneficiare della proroga della scadenza dei termini, ricadenti entro un anno dall'evento lesivo, di adempimenti amministrativi o del pagamento di ratei di mutuo per un limitato periodo temporale che, fino alla modifica recentemente intervenuta, era fissato in 300 giorni. Per lo stesso periodo, al terzo comma dell'art. 20, veniva inserita la possibilità di beneficiare della sospensione dei termini di prescrizione e di "quelli perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, comportanti decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, che sono scaduti o che scadono entro un anno dalla data dell'evento lesivo" nonché dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio di immobili e dei "termini relativi a processi esecutivi mobiliari ed immobiliari, ivi comprese le vendite e le assegnazioni forzate" (art. 20, quarto comma, l. 44/99).

La norma, al settimo comma, (8) prevedeva, affinché la vittima potesse godere della proroga o della sospensione, l'emissione di un "parere favorevole" da parte del Prefetto "sentito" il Presidente del Tribunale.

Considerato che veniva lamentata l'emissione di pareri da parte dell'autorità amministrativa, ossia il Prefetto, discordanti con quelli emessi dall'Autorità Giudiziaria -designata dal legislatore nel Presidente del Tribunale- la Consulta, con sentenza del 14 dicembre 2005, n. 457 ( ), ritenendo fondata la questione di legittimità costituzionale, riteneva sufficiente espungere dalla norma -dopo il sostantivo "parere"- l'aggettivo "favorevole" : ciò al fine di evidenziare il carattere vincolante del parere emesso dal Presidente del Tribunale rispetto a quello prefettizio ed evitare che, in seguito a un diniego da parte del primo, il Prefetto potesse determinare la sospensione (10).

Non sono mancate, tuttavia, ulteriori pronunce contrastanti -emesse, soprattutto, nell'ambito di procedure esecutive- con le quali si continuava a ritenere non vincolante il parere del Prefetto quand'anche conforme a quello del Presidente del Tribunale.

Accanto ad ordinanze che, correttamente, ritenevano, in tal caso, sussistente una procedura caratterizzata da una "duplice veste amministrativa e giurisdizionale" e che, dunque, in seguito al parere ammissivo da parte del Presidente del Tribunale richiamato in quello del Prefetto, sarebbero derivati automaticamente gli effetti sospensivi previsti dalla legge "senza necessità di un'ulteriore delibazione da parte dell'organo giurisdizionale designato per la direzione delle operazioni esecutive circa la sussistenza (...) dei presupposti di meritevolezza di cui alla legislazione antiusura" (11) (e, quindi, il Giudice dell'Esecuzione o il Giudice Delegato avrebbe dovuto solo verificare la correttezza formale e la non decorrenza del termine di 300 giorni, così come i soggetti beneficiari) non sono mancati, infatti, provvedimenti coi quali, tuttavia, istanze di proroga o di sospensione dell'efficacia esecutiva di atti o di vendite o di rilascio di beni immobili venivano ugualmente rigettate.

Nel quadro di una riforma della normativa inerente i benefici alle vittime di racket ed usura, con il disegno di legge approvato al Senato e trasmesso alla Camera dei Deputati il 2 Aprile 2009 (12) si prevedeva, tra le varie modifiche, anche quella dell'articolo 20 della legge 44 del 1999 con la sostituzione, ai fini dell'emissione del "parere", alla competenza del "Prefetto competente per territorio sentito il Presidente del Tribunale" quella del Procuratore della Repubblica competente a indagare sui fatti denunciati.

La permanenza del termine "parere" sembrava ignorare, però, a modesto avviso del sottoscritto, il contrasto giurisprudenziale che era emerso in passato e non avrebbe evitato il reiterarsi di quei paradossi già verificatisi ai danni delle vittime che il legislatore del 1999, anche con la previsione del beneficio sospensivo, intendeva, invece, tutelare.

Con petizione contenente "suggerimenti per emendamenti" inviata alla Camera dei Deputati e alla Commissione Giustizia (13), chi scrive la presente nota suggerì, tra le varie modifiche che il testo approvato al Senato rendeva opportune per un'efficace tutela delle vittime (14), la sostituzione del termine "parere" con quello di "provvedimento".

Con l'art. 2, primo comma, lettera d), numero 1) della legge 27 gennaio 2012, n. 3, il settimo comma dell'art. 20 l. 44/99 veniva modificato nei seguenti termini: "Le sospensioni dei termini di cui ai commi 1, 3 e 4 e la proroga di cui al comma 2 hanno effetto a seguito del provvedimento favorevole del procuratore della Repubblica competente per le indagini in ordine ai delitti che hanno causato l'evento lesivo di cui all'articolo 3, comma 1. In presenza di più procedimenti penali che riguardano la medesima parte offesa, anche ai fini delle sospensioni e della proroga anzidette, è competente il procuratore della Repubblica del procedimento iniziato anteriormente".

Venivano introdotti, inoltre, due ulteriori commi che così, ancora oggi, dispongono: "7-bis. Il prefetto, ricevuta la richiesta di elargizione di cui agli articoli 3, 5, 6 e 8, compila l'elenco delle procedure esecutive in corso a carico del richiedente e informa senza ritardo il procuratore della Repubblica competente, che trasmette il provvedimento al giudice, o ai giudici, dell'esecuzione entro sette giorni dalla comunicazione del prefetto. 7-ter. Nelle procedure esecutive riguardanti debiti nei confronti dell'erario, ovvero di enti previdenziali o assistenziali, non sono poste a carico dell'esecutato le sanzioni dalla data di inizio dell'evento lesivo, come definito dall'articolo 3, comma 1, fino al termine di scadenza delle sospensioni e della proroga di cui ai commi da 1 a 4 del presente articolo".

Il testo dell'art. 20 l. 44/99, tuttavia, pur dopo la modifica appena menzionata, ha continuato ad essere oggetto di contrasto da parte dei giudici di merito fino a determinare l'ulteriore esame, dapprima, da parte della Consulta e, successivamente, anche dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

La Corte Costituzionale (15), con ordinanza del 23 giugno 2014 n. 192 (16), ha nuovamente esaminato la norma di cui all'articolo 20 della legge 44/99 così come modificata dalla legge 3/2012 dichiarando infondata la questione di legittimità che era stata sollevata, in un caso di procedimento per sfratto, dal giudice rimettente per la possibile lesione del principio del giusto processo di cui all'art. 111 Cost. laddove un'Autorità diversa dal Giudice, quale è il Procuratore della Repubblica, possa influire sull'esito della controversia (17).

Il permanente contrasto tra vari giudici di merito -o, perfino, tra giudici dello stesso ufficio- in merito agli effetti del "provvedimento" di sospensione emesso dal Procuratore della Repubblica (18) ha determinato, così, il Procuratore Generale della Corte di Cassazione a proporre istanza ex art. 363 c.p.c. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con sentenza del 20 settembre 2017 n. 21854, dopo avere ricordato l'evoluzione normativa dell'art. 20 l. 44/99, il contrasto giurisprudenziale creatosi anche nella vigenza del precedente testo, le modifiche intervenute con la legge 3/2012 e i lavori preparatori dai quali "emerge che il passaggio dal termine "parere" a quello di "provvedimento" ha avuto proprio lo scopo di affidare la valutazione esclusiva in ordine alla concedibilità della sospensione al pubblico ministero della vicenda penale determinativa dell'evento giustificativo della provvidenza", ha pronunciato i seguenti principi di diritto: "Il Giudice dell'esecuzione cui sia stato trasmesso il provvedimento del Pubblico Ministero che, sulla base dell'elenco fornito dal prefetto, dispone la "sospensione dei termini" di una procedura esecutiva a carico del soggetto che ha chiesto l'elargizione di cui alla legge n. 44 del 1999, non può sindacare né la valutazione con cui il Pubblico Ministero ha ritenuto sussistente il presupposto della provvidenza sospensiva, né l'idoneità della procedura esecutiva ad incidere sull'efficacia dell'elargizione richiesta dall'interessato. Spetta invece al Giudice dell'esecuzione sia il controllo della riconducibilità del provvedimento del Pubblico Ministero alla norma sopra citata, sia l'accertamento che esso riguarda uno o più processi esecutivi pendenti dinanzi al suo ufficio, sia la verifica che nel processo esecutivo in corso o da iniziare decorra un termine in ordine al quale il provvedimento di sospensione possa dispiegare i suoi effetti".

Il Tribunale di Bari, con ordinanza emessa dal Giudice dell'esecuzione il 20 novembre 2018, si uniforma così all'orientamento che riconosce il carattere vincolante del "provvedimento" emesso dal Procuratore della Repubblica confermando, così, un principio particolarmente importante per le vittime di usura e di estorsione e che, in passato, come appena accennato, è stato oggetto di contrasto.

Il tribunale pugliese, in funzione di giudice all'esecuzione, con l'ordinanza appena citata, ha correttamente ribadito che, in seguito al provvedimento emesso dal Procuratore della Repubblica, il Giudice dell'Esecuzione non può che prenderne atto e contestualmente dichiarare la procedura esecutiva sospesa per il termine di 300 giorni. Qualche perplessità, a sommesso avviso di chi scrive, suscita, però, la decisione di salvaguardare l'aggiudicazione dell'immobile che, nelle more, era già intervenuta. Se è vero, infatti, che l'ordinamento prevede una sorta di tutela e di interesse dell'aggiudicatario a vedersi trasferito il bene acquistato, è, altresì, vero che la ratio della legge 44/99 e della legge 108/96 è quella di incentivare le denunce per usura e estorsione fino a prevedersi il beneficio della sospensione temporale (19) proprio al fine di evitare che la vittima denunciante e richiedente i benefici, nell'attesa di conclusione del procedimento amministrativo finalizzato a ottenere i benefici economici, possa subire la perdita dei beni o, ancora di più, possa essere esposto al rischio di continuare a rivolgersi a usurai o estorsori per necessità economiche o per far fronte alle difficoltà derivanti da scadenze di mutui o di procedure esecutive pendenti. Se il fine, nell'ambito di una normativa eccezionale e speciale, deve essere quello di tutelare la vittima di estorsione ed usura sarebbe, forse, opportuna una maggiore riflessione se, in tali casi, l'ordinamento possa consentire o meno di contemperare le contrapposte esigenze di tutela (dell'aggiudicatario da una parte e della vittima dall'altra) sospendendo, ad esempio, l'emissione del decreto di trasferimento fino alla scadenza del termine del beneficio in modo tale da consentire eventualmente alla vittima che, nel frattempo, abbia ottenuto l'elargizione da parte dello Stato di pagare i creditori ed eventualmente determinare l'estinzione della procedura esecutiva.

Costituisce, invece, una delle prime applicazioni della recente modifica legislativa riguardo al termine di sospensione il provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina il 4 gennaio 2019, che si segnala, altresì, per avere correttamente ricordato la ratio della norma di cui all'art. 20 l. 44/99.

Il "provvedimento", secondo quanto si legge, segue una precedente sospensione dei termini della procedura esecutiva che era stata disposta per 300 giorni nonché "degli adempimenti amministrativi e per il pagamento dei ratei dei mutui bancari ed ipotecari, nonché la sospensione ex art. 20, co 2° L. 44/99 dei termini di scadenza, ricadenti entro 1 (uno) anno dalla data dell'evento lesivo degli adempimenti fiscali, i quali sono prorogati per espressa disposizione di legge dalle rispettive scadenze per la durata di anni 3 (tre), nonché la sospensione dei termini di cui al comma 7- ter dell'art. 20 della legge 44/99, come modificato dalla legge 3/2012".

Depositata, dalla parte offesa, istanza di emissione di un nuovo provvedimento di sospensione, dandosi atto della sopravvenuta modifica normativa dei termini di sospensione di cui all'art. 38 bis d.l. 4 ottobre 2018, cit., si è affermato che essa "non può non incidere anche sulle sospensioni già disposte, pena la violazione dei principi di ragionevolezza e uguaglianza, proprio nei casi come quello in esame in cui è stata presentata richiesta di accesso al Fondo di Solidarietà per le vittime dell'usura e il relativo iter amministrativo non risulta definito ".

Appare rilevante, quindi, la menzione della ratio della norma essendosi ribadito, richiamandosi proprio quanto era stato affermato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza del 20 settembre 2017, che "l'intera normativa sulle moratorie ex art. 20 legge n. 44 del 1999 mira fondamentalmente a consentire che, nel lasso di tempo necessario per avviare e concludere il procedimento amministrativo teso all'elargizione di provvidenze, i potenziali beneficiari di queste ultime (ossia le vittime di estorsione ed usura) possano evitare di vedere mutare in peius le proprie condizioni economiche a seguito del maturarsi di prescrizioni o decadenze, nonché a seguito di atti di messa in mora ovvero di esecuzione forzata, tali da determinare effetti irreversibili sul proprio patrimonio" (20).

Per tali ragioni, l'istante è stata ritenuta meritevole del beneficio della proroga dei termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell'evento lesivo, degli adempimenti amministrativi e per il pagamento dei ratei dei mutui bancari e ipotecari, nonché di ogni altro atto avente efficacia esecutiva, dalle rispettive scadenze "per la durata di due anni a decorrere dal provvedimento di sospensione" ex art. 20, primo comma, l. 44/99; allo stesso modo è stata ritenuta applicabile la proroga, ai sensi dell'art. 20, secondo comma, legge n. 44/99, dei termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell'evento lesivo, degli adempimenti fiscali dalle rispettive scadenze per la durata di tre anni, così come la sospensione, ex art. 20, terzo comma, dei "termini di prescrizione e quelli perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, comportanti decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, che sono scaduti o che scadono entro un anno dalla data dell'evento lesivo", (...) "per la durata di due anni a decorrere dal provvedimento di sospensione" e, per la stessa durata, la sospensione dell' "esecuzione dei provvedimenti di rilascio di immobili e i termini relativi a processi esecutivi mobiliari ed immobiliari, ivi comprese le vendite e le assegnazioni forzate" con conseguente applicazione, altresì, "nelle procedure esecutive riguardanti debiti nei confronti dell'erario, ovvero di enti previdenziali o assistenziali, della disposizione di cui all'art. 20, c.7 ter, L. 44/99, secondo cui "non sono poste a carico dell'esecutato le sanzioni dalla data di inizio dell'evento lesivo, come definito dall'articolo 3, comma 1, fino al termine di scadenza delle sospensioni e della proroga di cui ai commi da 1 a 4 del presente articolo".

La ratio della concessione del beneficio della sospensione, nelle more del procedimento amministrativo finalizzato alla verifica dei presupposti per la concessione dei benefici economici previsti dalle legge 108/1996 e 44/99, renderebbe opportune, tuttavia, ulteriori modifiche al testo normativo prevedendosi, ad esempio, l'impugnabilità dinanzi al GIP dell'eventuale provvedimento di diniego del beneficio (21) e la prorogabilità del termine di sospensione fino all'esito del procedimento amministrativo avente ad oggetto l'istanza di accesso al Fondo di solidarietà: si assicurerebbe, in tal modo, probabilmente, una tutela della vittima ancora più efficace.


*Roberto Di Napoli, avvocato, abilitato al patrocinio dinanzi alle Giurisdizioni Superiori, ha scritto, tra le varie pubblicazioni in materia di contenzioso bancario e di diritto dei consumatori: "L'usura nel contenzioso bancario", II edizione, Maggioli Editore, 2017; "Anatocismo bancario e vizi nei contratti", V ediz., Maggioli, 2015.


Note:

1. L. 27 gennaio 2012 n. 3 (Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento), pubblicata sulla G.U. del 30 gennaio 2012, n. 24.
2. Il disegno di legge (S. 307) di iniziativa del senatore Centaro era stato già approvato al Senato e trasmesso alla Camera dei Deputati il 2 Aprile 2009 (A.C. 2364).
3. D.L. 4 ottobre 2018 n. 113 (Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), convertito in legge 1 dicembre 2018 n. 132 (in Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre 2018, n. 281)
4. Legge 7 marzo 1996, n. 108 (Disposizioni in materia di usura), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 58 del 9 marzo 1996 - Suppl. Ordinario n. 44
5. Legge 23 febbraio 1999, n. 44 (Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. n.51 del 3 marzo 1999
6. Si ricorda che il Fondo di solidarietà per le vittime dell'usura, istituito, con la legge 7 marzo 1996, n. 108, presso l'ufficio del Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket, provvede, ai sensi dell'art. 14 della suddetta legge, "alla erogazione di mutui senza interesse di durata non superiore al decennio a favore di soggetti che esercitano attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o comunque economica, ovvero una libera arte o professione, i quali dichiarino di essere vittime del delitto di usura e risultino parti offese nel relativo procedimento penale". Gli articoli 1 e 3 della legge 23 febbraio 1999, n. 44 prevedono, invece, in favore dei soggetti esercenti un'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o comunque economica, ovvero una libera arte o professione danneggiati da attività estorsive, il diritto ad ottenere un'elargizione di una somma di denaro nei limiti e alle condizioni previste dalla legge.
7. Esercente le attività indicate negli articoli 14 l. 108/1996 e 3 l. 44/99, vd, supra, alla nota 7.
8. Si riporta il testo dell'art. 20, settimo comma, l. 44/99 nel testo anteriore alle modifiche intervenute con legge 27 gennaio 2012 n. 3: "La sospensione dei termini di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 ha effetto a seguito del parere favorevole del prefetto competente per territorio, sentito il presidente del tribunale ".
9. Corte Costituzionale, sent. 14 dicembre 2005, depositata il 23 dicembre 2005 (in G.U. 1a s.s. 28/12/2005, n. 52).
10. Per un approfondimento in merito alla ratio dei benefici previsti in favore delle vittime di usura ed estorsione nonché sul contrasto sorto, anche successivamente alla pronuncia emessa dalla Corte Costituzionale, in merito agli effetti del parere del Prefetto "sentito" il Presidente del 11. Tribunale, sia consentito il rinvio a R. Di Napoli, Anatocismo bancario e vizi nei contratti, V edizione, Maggioli Editore, 2015, pagine 355 e seguenti e, sempre dello stesso autore, L'usura nel contenzioso bancario, II edizione, Maggioli Editore, 2017.
11. Trib. Marsala, Pres. Parrinello, Rel. Russolillo, ord. 16 novembre 2010, emessa in seguito a reclamo proposto nell'ambito di una procedura fallimentare.
12, vd. supra, alla nota 1.
13. Petizione n. 672 del 2009, annunciata all'Assemblea della Camera dei Deputati del 18 giugno 2009 e trasmessa alla Commissione Giustizia.
14. Il testo della "proposta (petizione) di emendamenti" che fu redatta ed inviata dallo stesso autore della presente nota può essere letto al seguente indirizzo http://www.studiodinapoli.it/archivio/normativa/proposta%20emendamenti%20ddl%20307%202009%20senato.pdf

oppure scaricata dal blog www.robertodinapoli.it .

15. Che già con ordinanza n. 296 del 2013 aveva deciso, dichiarandolo inammissibile, un ricorso proposto da un giudice istruttore civile per "conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato"
16, Corte Costituzionale, ord. 23 giugno 2014, n. 192, depositata il 4 luglio 2014, pubblicata in G. U. 09/07/2014 n. 29
17. La Corte Costituzionale ha motivato l'ordinanza sostenendo, tra l'altro, che "la sospensione dei termini prevista dai primi quattro commi dell'art. 20 non sia discrezionale: essa infatti è legata sostanzialmente alla presenza della richiesta dell'«elargizione» o del mutuo senza interessi di cui, rispettivamente, all'art. 3, commi 1 e 2, della legge n. 44 del 1999 e all'art. 14 della legge n. 108 del 1996. Il comma 7-bis dell'art. 20 onera il prefetto che riceve la domanda di elargizione di compilare l'elenco delle procedure esecutive in corso a carico del richiedente e di informarne senza ritardo il procuratore della Repubblica competente «che trasmette il provvedimento al giudice, o ai giudici, dell'esecuzione entro sette giorni dalla comunicazione del prefetto".
18. Per una rassegna di pronunce, sia di concessione che del diniego del beneficio, nella vigenza del testo sia anteriore che successivo alla modifica dell'art. 20 l. 44/99 ad opera dell'art. 2, primo comma, lettera d), numero 1) della 3/2012, sia consentito il rinvio al mio L'usura nel contenzioso bancario, II edizione, Maggioli Editore 2017.
19. Sospensione, si ricorda, prevista per trecento giorni e, ora, per "due anni a decorrere dal provvedimento di sospensione", così come previsto dall'art. 20 l. 44/1999 nel testo cosi come risultante in seguito all'entrata in vigore dell'art. 38 bis, lett. f) del d.l. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito in legge 1 dicembre 2018, n. 132
20. Provvedimento Procura della Repubblica di Latina, 4 gennaio 2019
21. Sulle auspicabili ed ulteriori modifiche, sia consentito il rinvio a R. Di Napoli, L'usura nel contenzioso bancario, II edizione, Maggioli, 2017, pagina 254. Vedasi anche quanto era stato proposto dallo stesso autore, al fine di contemperare il diritto-interesse della vittima alla proroga della sospensione col contrapposto interesse e diritto al soddisfacimento del credito da parte di legittimi creditori, nella proposta (petizione) per emendamenti sopra citata in nota.

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