PERCORSO DI GIURISPRUDENZA - SOCIETA'

Bancarotta semplice - RD del 16 marzo 1942 n. 267, art. 217 e seguenti

| 09/10/2019 09:32

La bancarotta semplice è prevista e punita dal Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942, "Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa", Titolo VI - Disposizioni Penali - Capo I - Reati commessi dal fallito, agli artt. 217 e seguenti. Tale fattispecie, inoltre, è stata recentemente disciplinata anche dal Decreto Legislativo del 12 gennaio 2019 n. 14 recante disposizioni in materia di "Codice della crisi di impresa e dell'insolvenza in attuazione della legge del 19 ottobre 2017 n. 155", che ha sostituito il concetto di fallimento e fallito con quello di liquidazione giudiziale ponendo attenzione anche alla fase precedente di difficoltà dell'impresa che va incontro a un fallimento.

Tale nuova normativa, tuttavia, che troverà applicazione a far data dal 15 agosto 2020, comporterà che il reato di bancarotta semplice troverà la propria disciplina nell'art. 323 del nuovo codice della crisi dell'impresa e dell'insolvenza, che, tuttavia, ne lascia sostanzialmente immutata la regolamentazione. Sancisce l'art. 389, disposizioni finali e transitorie, che i "ricorsi per dichiarazione di fallimento e le proposte di concordato fallimentare, i ricorsi per l'omologazione degli accordi di ristrutturazione, per l'apertura del concordato preventivo, per l'accertamento dello stato di insolvenza delle im-prese soggette a liquidazione coatta amministrativa e le domande di accesso alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento depositati prima dell'entrata in vigore del presente decreto sono definiti secondo le disposizioni del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nonchè della legge 27 gennaio 2012, n. 3. Le procedure di fallimento e le altre procedure di cui al comma 1, pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonchè le procedure aperte a seguito della definizione dei ricorsi e delle domande di cui al medesimo comma sono definite secondo le disposizioni del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nonchè della legge 27 gennaio 2012, n. 3. Quando, in relazione alle procedure di cui ai commi 1 e 2, sono commessi i fatti puniti dalle disposizioni penali del titolo sesto del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nonchè della sezione terza del capo II della legge 27 gennaio 2012, n. 3, ai medesimi fatti si applicano le predette disposizioni".

La nuova fattispecie, pertanto, troverà applicazione nei confronti dell'imprenditore "se dichiarato in liquidazione giudiziale" esclusivamente con riguardo alle condotte realizzate successivamente all'entrata in vigore del codice della crisi di impresa. Sebbene, pertanto, non si è avuta una vera e propria abrogazione della corrispondente norma della legge fallimentare, la stessa è comunque destinata ad esaurire la sua efficacia nel tempo.

Bene giuridico tutelato

Sul punto esistono, in dottrina, tre orientamenti differenti:
- il primo che identifica il bene giuridico tutelato con l'interesse patrimoniale dei creditori dell'imprenditore al soddisfacimento del proprio diritto (orientamento di natura "privatistica");
- il secondo che identifica il bene giuridico tutelato con il corretto andamento del mercato (orientamento di natura "pubblicistica");
- il terzo che, considerando il reato di bancarotta come un delitto plurioffensivo, identifica il bene giuridico tutelato sia con l'ordine economico pubblico che con l'interesse di ogni creditore (orientamento c.d."misto").
L'orientamento prevalente della giurisprudenza di legittimità, conformemente all'orientamento c.d. "privatistico" della dottrina, ritiene che il bene giuridico tutelato dalla norma sia l'interesse dei creditori "all'integrità dei mezzi di garanzia" (Cass. Pen., Sez. V, 11 novembre 1999, n. 12897).

Natura del reato

Il delitto di bancarotta semplice è un reato di mero pericolo e di pura condotta, in cui l'eventuale verificarsi dell'evento pregiudizievole viene in rilievo solo ai fini della valutazione della gravità del fatto (Cass. Pen., Sez. V, 25 marzo 2010, n. 11604; Cass. Pen., Sez. V, 20 febbraio 2001, n. 6901). Ed invero, ai fini della configurazione del reato, è sufficiente che si sia determinato un pericolo per le ragioni creditorie. Non è richiesto un effettivo pregiudizio per i creditori, ma solo la messa in pericolo del loro interesse all'integrità della garanzia generica rappresentata dal patrimonio del debitore ai sensi dell'art. 2740 cod. civ..

Soggetto attivo

La bancarotta semplice è un reato proprio, poiché può essere commesso soltanto da soggetti che rivestono una precisa qualifica o che si occupano di gestire una determinata funzione. In tale reato possono, eventualmente, concorrere altri soggetti non qualificati nel caso in cui l'attività tipica richiesta dalla fattispecie criminosa sia stata posta in essere da almeno un soggetto che possieda invece le qualità previste nella legge sul fallimento. Ove tale situazione si verifichi, è possibile ravvisare il concorso della persona non qualificata "purché la sua attività si sia inserita nel fatto, abbia avuto una influenza causale nell'evento e sia stata svolta da persona consapevole della qualificazione del soggetto attivo" (Cass. Pen., Sez. V, 19 aprile 1982, n. 4008).

Amministratori.

Ai fini della contestazione del reato di bancarotta non sussiste alcuna differenza tra gli amministratori di una società di persone ed una di capitali (Cass. Pen., Sezione V, 2 novembre 2012, n. 42522). L'amministratore di diritto, anche se privo di poteri reali (il c.d. prestanome o testa di legno), va sicuramente considerato responsabile del reato di bancarotta in ragione dei doveri di vigilanza e di controllo (ex art. 2392 c.c.) e, pertanto, la violazione di tali doveri è interpretata dalla giurisprudenza come "l'omissione di chi non impedisce che venga perpetrata la condotta integrante detto reato" (Corte d'Appello Penale di Milano, Sez. II, 11 marzo 2009, n. 836; Cass. Pen., Sezione V, 19 settembre 1992, n. 9536). Effettivamente, "la semplice accettazione della carica attribuisce dei doveri di vigilanza e di controllo la cui violazione comporta responsabilità" (Cass. Pen., Sez. V, 7 giugno 2017, n. 28189; Cass. Pen., Sez. V, 20 marzo 2006, n. 9601). Inoltre, per la dottrina e la giurisprudenza maggioritarie anche l'imprenditore occulto, cioè colui che pur svolgendo concretamente un'attività commerciale non spende ufficialmente il proprio nome ma si serve di un individuo terzo a cui attribuisce una carica formale, può essere il soggetto attivo del reato di bancarotta fraudolenta. L'amministratore di fatto risponderà del reato fallimentare de quo non già quale "extraneus", ma quale diretto destinatario della norma (Cass. Pen., Sez. V, 30 ottobre 1984, n. 9441). Inoltre, secondo un consolidato orientamento della giurisprudenza, il reato di bancarotta semplice si può configurare anche nei confronti dell'imprenditore dichiarato fallito che abbia affidato l'incarico della tenuta dei libri e delle scritture contabili a terzi specializzati e ad un serio professionista, sussistendo sullo stesso il dovere, in ogni caso, di controllarne l'operato.

Direttori Generali

Possono essere responsabili del reato di bancarotta non solo i direttori generali ma anche coloro che svolgono "di fatto" le funzioni di direttori generali (Cass. Pen., Sez. V, 3 giugno 1983, n. 5176).

Sindaci
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