Osservatorio 231

Direttiva PIF. I nuovi reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ex D.lgs. n. 231/2001

| 23/03/2020 11:46

L'Osservatorio è curato per Diritto24 dall'avv. Fabrizio VENTIMIGLIA, Avvocato Penalista Studio legale Ventimiglia e Presidente Centro Studi Borgogna.


Il 30 gennaio 2020 il Governo ha presentato alle Camere uno schema di decreto legislativo per l'attuazione della Direttiva (UE) 2017/1371 (c.d. Direttiva PIF), in materia di contrasto alle frodi che ledono gli interessi finanziari dell'Unione europea (A.G. n. 151/2020).

In particolare, lo schema, adottato ai sensi dell'art. 3 della Legge 4 ottobre 2019, n. 117 (Legge di delegazione europea 2018), ha ricevuto i pareri favorevoli delle Commissioni del Senato 2a Giustizia, 5a Bilancio e 14a Politiche dell'Unione europea, ed è attualmente al vaglio della II Commissione Giustizia e della V Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, prima dell'approvazione definitiva in seno al Consiglio dei Ministri .(1)

Se approvato, nella sua attuale versione, il D.lgs. di attuazione della Direttiva PIF porterà nuove rilevanti modifiche al D.lgs. 8 giugno 2001, n. 231.

In primo luogo, l'art. 5, lett. a), dell'articolato interviene sull'art. 24, D.lgs. n. 231/2001, prevedendo espressamente che la commissione delle fattispecie di reato, richiamate al comma 1, comporti la responsabilità amministrativa dell'ente anche se commesse ai danni dell'Unione europea. Come è noto, tali sono i reati di malversazione a danno dello Stato (art. 316-bis c.p.), indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316-ter c.p.), truffa a danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640, comma 2, n. 1, c.p.), truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.) e frode informatica (art. 640-ter c.p.). Catalogo che viene integrato con le fattispecie di frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.) e appropriazione indebita o distrazione di fondi comunitari, commesso da chi "mediante l'esposizione di dati o notizie false, consegue indebitamente per sé o per altri, aiuti, premi, indennità, restituzioni, contributi o altre erogazioni a carico totale o parziale del Fondo europeo agricolo di garanzia e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale" (art. 2, L. n. 898/1986).

Il rischio penale legato alle nuove fattispecie sembra riguardare prevalentemente la gestione della partecipazione alle procedure pubbliche per l'ottenimento di appalti di fornitura, ovvero di finanziamenti o contributi a carico dei Fondi europei destinati allo sviluppo dell'agricoltura, quali quelli espressamente indicati dalla norma. Si tratta quindi di aree di rischio già comunemente presidiate nei Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo, ma non con lo specifico focus che sarebbe richiesto in seguito all'eventuale approvazione del D.lgs. nella sua attuale formulazione.

Le Società che svolgano frequentemente questo tipo di attività dovranno quindi valutare attentamente la tenuta dei propri presidi di controllo, in particolare di quelli volti a garantire la correttezza e la completezza dei dati e delle informazioni fornite alla P.A. oppure a soggetti istituzionali dell'UE interessati.

L'art. 5, lett. b), modifica l'art. 25, D.lgs. n. 231/2001, estendendo ulteriormente il novero dei reati che possono determinare la responsabilità amministrativa dell'ente. In particolare, la norma commina la sanzione pecuniaria fino a duecento quote per i reati di peculato (art. 314, comma 1, c.p.), peculato mediante profitto dell'errore altrui (art. 316 c.p.) e abuso d'ufficio (art. 323 c.p.).
Tale previsione è stata oggetto di alcune riserve nel corso dell'esame della 2a Commissione Giustizia del Senato, che ha poi espresso parere favorevole "con osservazioni" (cfr. seduta del 5 marzo 2020).

In particolare, si è lamentato un ampliamento eccessivo del novero dei reati presupposto rispetto ai criteri indicati dalla Legge di delegazione europea del 2018. Quest'ultima, infatti, richiamandosi alla Direttiva PIF, attribuisce al Governo la possibilità di integrare gli artt. 24 ss., D.lgs. n. 231/2001, con esclusivo riferimento ai reati che «ledono gli interessi finanziari dell'Unione». L'indicazione della 2a Commissione – peraltro non vincolante – è stata, quindi, quella di limitare, ai fini della responsabilità dell'ente ex D.lgs. n. 231/2001, la rilevanza di questi reati ai soli casi in cui siano realizzati a danno dell'Unione europea.

L'introduzione dei delitti di peculato tra i reati presupposto suscita inoltre perplessità con riguardo alla stessa configurabilità della responsabilità dell'ente in relazione a queste fattispecie. Tali reati, infatti, prevedono che l'autore sia un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio che si appropri di denaro o beni pubblici dei quali ha il possesso o la disponibilità in ragione del proprio ufficio. Ebbene, dovendosi escludere la responsabilità ex D.lgs. n. 231/2001 per lo Stato e gli altri enti pubblici, come previsto dall'art. 1, comma 3, D.lgs. cit., non è chiaro come tali reati possano essere commessi da un soggetto riferibile all'organizzazione di un ente privato, nel suo interesse o vantaggio.

L'art. 5, lett. c), aggiunge, poi, all'art. 25-quinquiesdecies, D.lgs. n. 231/2001, recentemente introdotto dalla L. n. 157/2019, di conversione del D.l. n. 124/2019 (c.d. Decreto fiscale), un nuovo comma 1-bis con il quale estende l'elenco dei reati tributari che possono determinare la responsabilità amministrativa dell'ente ai sensi del D.lgs. n. 231/2001, introducendo i delitti di: dichiarazione infedele (art. 4, D.lgs. n. 74/2000); omessa dichiarazione (art. 5, D.lgs. n. 74/2000); indebita compensazione (art. 10-quater, D.lgs. n. 74/2000).

Tali reati, però, rileverebbero ai fini del D.lgs. n. 231/2001 esclusivamente se commessi «anche in parte nel territorio di un altro Stato membro, al fine di evadere l'imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore a dieci milioni di euro».

Pur senza sottovalutare gli eventuali rischi derivanti da situazioni particolari, che dovranno essere valutate caso per caso, il necessario carattere transnazionale e soprattutto la soglia di punibilità elevata sembrano destinati a circoscrivere l'applicazione dei reati tributari di cui al nuovo comma 1-bis dell'art. 25-quinquiesdecies alle realtà aziendali più strutturate. Tali Società dovranno quindi ulteriormente implementare il processo di adeguamento già avviato con riferimento alla prevenzione degli altri reati fiscali, introdotti al comma 1 dell'art. 25-quinquiesdecies, D.lgs. 231/2001, ponendo la massima attenzione ed elevando il più possibile i controlli rispetto a tutti i processi e le attività correlate alla gestione dell'IVA.

Infine, l'art. 5, lett. d), introduce nel D.lgs. n. 231/2001 il nuovo art. 25-sexiesdecies, estendendo la responsabilità da reato degli enti alle fattispecie di contrabbando previste dal D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43. Le sanzioni comminate sono sia di natura pecuniaria, modulate a seconda del valore dei diritti di confine dovuti, sia di natura interdittiva, essendo richiamata l'applicazione dell'art. 9, comma 2, lett. c), d) ed e), D.lgs. n. 231/2001.

Quest'ultima novità riguarderà prevalentemente gli enti che svolgono attività di natura industriale, specie se importa frequenti scambi commerciali con l'estero, o le Società di servizi che operano nei settori dei trasporti e delle spedizioni transfrontaliere. In queste realtà, si pone l'esigenza di un aggiornamento urgente dei Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo.

Complessivamente, lo schema del D.lgs. di attuazione della Direttiva PIF, nella sua attuale formulazione, risulta quindi ricco di interventi sulla disciplina della responsabilità amministrativa" degli enti, testimoniandone l'ormai acquisita centralità nelle politiche europee di prevenzione e contrasto alla criminalità economica.

Nota

Il termine del 10 marzo 2020, inizialmente stabilito per la trasmissione del parere, è stato oggetto di rinvio su richiesta della stessa Commissione Giustizia, nel corso della seduta del 4 marzo 2020.

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