Causa di forza maggiore ed omesso versamento IVA

| 03/04/2020 12:44


Commento a cura dell'avv. Mattia Miglio, dott. Paolo Comuzzi

La presente pronuncia fornisce interessanti riflessioni in merito ai rapporti tra responsabilità penale da omesso versamento e crisi di liquidità aziendale.


Nella vicenda in esame, all'odierno imputato - in qualità di Legale Rappresentante di una Società a responsabilità limitata - veniva contestata la violazione dell'art. 10 ter D.Lgs. 74/2000, in relazione all'omesso versamento I.V.A. nei periodi di imposta 2011 e 2012.


Avverso la sentenza di condanna emesso dalla Corte d'Appello di Messina (che confermava la pronuncia del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto), la difesa dell'imputato ricorreva invocando l'applicazione della causa di forza maggiore ex art 45 c.p.


Nello specifico, nell'evidenziare il difetto dell'elemento doloso necessario per configurare la fattispecie di reato contestata, la difesa rilevava che l'imputato non aveva potuto versare l'imposta sul valore aggiunto, a causa della crisi aziendale che aveva colpito un importante fornitore, azzerando così larga parte delle entrate della s.r.l., nonostante l'imputato - pur di cercare di reperire le somme per far fronte al debito erariale - avesse tentato, da un lato, di recuperare alcuni crediti in via stragiudiziale e, sotto altro versante, di porre in essere alcune straordinarie operazioni societarie per cercare di favorire il rilancio aziendale.


Come si legge nelle motivazioni, la Cassazione - nel dichiarare inammissibile il ricorso dell'imputato - aderisce alle conclusioni raggiunte dall'ormai prevalente orientamento giurisprudenziale sull'eventuale efficacia esimente della c.d. crisi di liquidità.


In particolare, la sentenza - dopo aver evidenziato che i crediti non incassati ammontavano a un valore pari a circa 900.000 Euro, a fronte di un debito erariale superiore al milione di Euro - si sofferma sulla distinzione concettuale tra la c.d. forza maggiore e l'elemento doloso: "la "forza maggiore" si configura come un evento, naturalistico o umano, che fuoriesca dalla sfera di dominio dell'agente e che sia tale da determinarlo incoercibilmente (vis maior cui resisti non potest) verso la realizzazione di una determinata condotta, attiva od omissiva, la quale, conseguentemente, non può essergli giuridicamente attribuita (in questa direzione Sez. 5, n. 23026 del 3/04/2017, Mastrolia, Rv. 270145). Secondo questa ricostruzione, dunque, la forza maggiore si colloca su un piano distinto e logicamente antecedente rispetto alla configurabilità dell'elemento soggettivo, ovvero nell'ambito delle situazioni in grado di escludere finanche la cd. suitas della condotta" (p. 3).


Ciò posto, affinché la crisi di liquidità possa integrare una causa di forza maggiore - ed assumere così causa esimente in caso di omesso versamento - è necessario che "siano assolti, sul punto, precisi oneri di allegazione che devono investire non solo l'aspetto della non imputabilità al contribuente della crisi economica che avrebbe investito l'azienda, ma anche la circostanza che detta crisi non potesse essere adeguatamente fronteggiata tramite il ricorso ad idonee misure da valutarsi in concreto. Occorre cioè la prova che non sia stato altrimenti possibile per il contribuente reperire le risorse economiche e finanziarie necessarie a consentirgli il corretto e puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie, pur avendo posto in essere tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, dirette a consentirgli di recuperare, in presenza di un'improvvisa crisi di liquidità, quelle somme necessarie ad assolvere il debito erariale, senza esservi riuscito per cause indipendenti dalla sua volontà e ad allo stesso non imputabili" (p. 3), senza che possano assumere alcuna rilevanza il c.d. dolo di evasione e/o l'eventuale consapevolezza di violare un precetto.


Ragion per cui, conclude la Cassazione, nei reati omissivi trova applicazione la c.d. causa di forza maggiore - in adesione a un orientamento inaugurato con una nota sentenza del 1990 (Cass. 23 marzo 1990, n. 10116, Iannone) - non in presenza di una mera difficoltà ad adempiere ma, al contrario, in presenza di un' "assoluta impossibilità [...] di porre in essere il comportamento omesso (Sez. 6, n. 10116 del 23/03/1990, Iannone, Rv. 184856). Sì che: a) il margine di scelta esclude sempre la forza maggiore perché non esclude la suitas della condotta; b) la mancanza di provvista necessaria all'adempimento dell'obbligazione tributaria penalmente rilevante non può pertanto essere addotta a sostegno della forza maggiore quando sia comunque il frutto di una scelta politica imprenditoriale volta a fronteggiare una crisi di liquidità; c) non si può invocare la forza maggiore quando l'inadempimento penalmente sanzionato sia stato con-causato dai mancati accantonamenti e dal mancato pagamento alla singole scadenze mensili e dunque da una situazione di illegittimità; d) l'inadempimento tributario penalmente rilevante può essere attribuito a forza maggiore solo quando derivi da fatti non imputabili all'imprenditore, che non ha potuto tempestivamente porvi rimedio per cause indipendenti dalla sua volontà e che sfuggono al suo dominio finalistico" (cfr. p. 4).
Causa di forza maggiore che - si legge nelle motivazioni - non può trovare applicazione nella vicenda in esame (nella quale, il venir meno del fatturato legato a un importante cliente era risultato legato una caduta di ordini e non anche a una mancata riscossione di crediti), dal momento che "le vicissitudini lamentate appaiono legate all'ineludibile rischio d'impresa (cfr. Sez. 3, n. 20266 del 08/04/2014, Zanchi, Rv. 259190; cfr. altresì, ad es., Sez. 3, n. 8352 del 24/06/2014, deo. 2015, Schirosi, Rv. 263128)" (cfr. p. 5).

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