Rapporto tra diffamazione ed espressioni augurali

| 25/06/2020 08:30


Commento a cura degli avv.ti Mattia Miglio, Alberta Antonucci

Con la sentenza che qui si pubblica, la Suprema Corte torna ad analizzare l'annosa questione sulle espressioni verbali che possono configurare il reato di diffamazione, nel caso di specie a mezzo social network.

La vicenda sottoposta all'attenzione dei Giudici di legittimità riguarda la pubblicazione di un commento lasciato da un utente sulla piattaforma di condivisione video YouTube, in seguito ad un'intervista di un dottore in medicina sul tema dell'omosessualità.

L'utente, odierno imputato, ritenendo omofobiche le dichiarazioni dell'intervistato, aveva replicato allo stesso: "spero che le tue figlie siano lesbiche, sposino dei gay e che lo abbattano tutti insieme appassionatamente".

In seguito alla sentenza di condanna della Corte d'Appello, l'imputato proponeva ricorso in Cassazione lamentando tra le diverse motivazioni anche la "mancanza di contenuto offensivo" nel commento redatto e postato sulla piattaforma (p. 2).

Ed è proprio sulla qualità delle forme verbali che la Cassazione fornisce importanti strumenti di analisi sul reato di diffamazione essendo lo stesso ancorato al principio della lesione della reputazione tout court.

I Giudici, specificando che il reato ex art. 595 c.p. si configura nel momento in cui si attribuiscono qualità negative o che veicolano una immagine negativa dell'offeso, precisano altresì che il fatto di augurare, auspicare degli accadimenti "la cui verificazione dipende dalla volontà dei soggetti interessati" non può essere ricondotto ad un atteggiamento attributivo di qualità negative.

La Corte sottolinea come l'auspicio in quanto tale, segue meramente la proiezione dei gusti e la cultura stessa del soggetto che le formula, non di chi lo riceve. A tali espressioni, legate ad accadimenti futuri incerti, bisogna anche soppesare sia il contesto in cui gli "auguri" vengono proferiti, nel caso che ci riguarda in uno spazio web 2.0, libero per antonomasia, che l'argomento, quivi l'omosessualità, dove a parere degli scriventi, le valutazioni sociali e scientifiche, incontrano verosimilmente ancora concetti convenzionali.

Pertanto, conclude la Corte, annullando la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste "è da escludere che sia stato diffamato l'imputato, quale che sia la valenza (positiva, neutra o negativa) dell'augurio a lui rivolto" (p.3).

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