IL TRATTAMENTO FISCALE

I profili fiscali del trust

| 2/10/2014


Il Trust si considera residente nel territorio dello Stato al verificarsi di almeno una delle condizioni indicate per la maggior parte del periodo di imposta:

• sede legale nel territorio dello Stato;
• sede dell'amministrazione nel territorio dello Stato;
• oggetto principale dell'attività svolta nel territorio dello Stato.

L'articolo 73 del Tuir (comma 3), prevede due casi di attrazione della residenza del trust in Italia:
a) Si considerano residenti nel territorio dello stato, salva prova contraria, i trust e gli istituti aventi analogo contenuto istituiti in Paesi che non consentono lo scambio di informazioni quando almeno uno dei disponenti ed almeno uno dei beneficiari siano fiscalmente residenti nel territorio dello Stato;

b) Si considerano, inoltre, residenti nel territorio dello Stato i trust istituiti in uno Stato che non consente lo scambio di informazioni, quando, successivamente alla costituzione, un soggetto residente trasferisca a favore del trust la proprietà di un bene immobile o di diritti reali immobiliari ovvero costituisca a favore del trust dei vincoli di destinazione sugli stessi beni e diritti. In tal caso, è proprio l'ubicazione degli immobili che crea il collegamento territoriale e giustifica la residenza in Italia

Il Trust come soggetto passivo d'imposta, è obbligato a porre in essere specifici adempimenti previsti per i soggetti Ires, (come ad esempio presentare annualmente la dichiarazione dei redditi e dotarsi di un proprio codice fiscale).

Attività commerciale
Qualora eserciti attività commerciale dovrà dotarsi anche di partita Iva.
Ai sensi del comma 76 dell'articolo unico della finanziaria 2007, sono obbligati a tenere le scritture contabili sia i trust che hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciale sia i trust che non hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciale.

In materia di imposte dirette l'art. 1, commi da 74 a 76 della 27.12.2006 n. 296 ha incluso i trust tra i soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle società (Ires). È stata così riconosciuta ai trust un'autonomia soggettività tributaria rilevante ai fini dell'imposta tipica delle società, degli enti commerciali e non commerciali.

I beneficiari
La suddetta norma ha altresì individuato, ai fini della imposizione dei redditi, due principali tipologie di trust: trust con beneficiari individuati, i cui redditi vengono imputati per trasparenza ai beneficiari stessi (trust trasparenti) e trust senza beneficiari individuati, i cui redditi vengono tassati direttamente in capo al trust (trust opachi).
I redditi imputati al beneficiario sono stati qualificati come redditi di capitale.

Dopo aver individuato il reddito del trust, il trustee indicherà la parte di esso attribuito al trust – sulla quale il trust stesso assolverà l'Ires – nonché la parte imputata per trasparenza ai beneficiari – su cui questi ultimi assolveranno le imposte sul reddito.
Nei casi in cui i beneficiari del Trust siano individuati, i redditi conseguiti dal Trust sono imputati in ogni caso ai beneficiari in proporzione alla quota di partecipazione individuata nell'atto costitutivo del Trust o in altri successivi documenti ovvero in loro mancanza in parti uguali.
Imposte

In materia di imposizione indiretta, l'articolo 6 del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262 ha previsto l'applicazione dell'imposta di registro sulla costituzione dei vincoli di destinazione sui beni e diritti. Poi, la legge di conversione 24 novembre 2006, n. 286 ha invece assoggettato la costituzione dei vincoli di destinazione sui beni e diritti all'imposta sulle successioni e donazioni. Sono state successivamente introdotte alcune franchigie ed esenzioni.

Secondo l'Agenzia delle entrate (circolare n. 48/E/2007 e circolare n. 3/E/2008), l'atto di costituzione del trust, che realizza il trasferimento della proprietà dei beni segregati, integra la fattispecie impositiva del tributo sulle successioni e donazioni. Qualora, invece, l'atto istitutivo di trust non sia anche atto di dotazione patrimoniale, avvenendo la segregazione dei beni in un momento successivo, lo stesso, se redatto per atto pubblico o scrittura privata autenticata, è tassato con imposta fissa di registro, in quanto atto privo di contenuto patrimoniale.

Nei casi di trust senza beneficiari diretti (trust di scopo), così come quando non vi è nessun rapporto di parentela tra i soggetti indicati, la tassazione si realizzerebbe, secondo l'Agenzia, con l'aliquota più elevata, senza applicazione di franchigie. La circolare n. 3/E/2008 ha, infatti, affermato che il rapporto tra il disponente e beneficiario deve essere considerato all'atto di segregazione del patrimonio, il beneficiario dovendo essere determinato in questo momento. Quando, invece, all'atto di segregazione il beneficiario non sia ancora determinato (nel caso in cui il disponente si riserva di nominare il beneficiario o quando l'atto istitutivo prevede una successiva individuazione da parte del trustee), l'imposizione non può tenere conto di alcun legame di parentela e sarà, di conseguenza, quella più alta.