corte costituzionale

Immigrati, assegno sociale solo con permesso Ue di lungo periodo

| 15/3/2019

Corte costituzionale - Sentenza 15 marzo 2019 n. 50

È legittimo riservare l'assegno sociale - previsto per chi abbia raggiunto i 65 anni di età (67 anni dal 1mo gennaio) e sia in difficoltà economiche - soltanto per i possessori di permesso di soggiorno Ue di lungo periodo. Lo ha stabilito La Corte costituzionale, sentenza n. 50 di oggi, dichiarando infondate le questioni sollevate dal tribunale Torino e di Bergamo relativamente al rifiuto opposto dall'Inps ad una cittadina albanese e ad un cittadino serbo, entrambi da quasi venti anni legalmente in Itala, ma sprovvisti del titolo richiesto. La Consulta, «stante la limitatezza delle risorse disponibili», per giustificare il diniego della provvidenza pone l'accento sul fatto che la prestazione non risponde «al soddisfacimento di bisogni primari» o legati alla «salute» e dunque esula dal «godimento di diritti inviolabili della persona». La titolarità del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, spiega la decisione, diversamente dalla mera residenza legale in Italia, è subordinata a requisiti (la produzione di un reddito; la disponibilità di un alloggio; la conoscenza della lingua italiana) che sono in sé indici non irragionevoli «del concorso al progresso della società, grazie alla partecipazione alla vita di essa in un apprezzabile arco di tempo». Per tali persone, dunque, è prevista la possibilità di ottenere alle soglie dell'uscita dal mondo del lavoro, «un sostegno da parte della collettività nella quale hanno operato (non a caso il legislatore esige in capo al cittadino stesso una residenza almeno decennale in Italia), che è anche un corrispettivo solidaristico per quanto doverosamente offerto al progresso materiale o spirituale della società».
Rientra dunque nella discrezionalità del legislatore «riconoscere una prestazione economica al solo straniero, indigente e privo di pensione, il cui stabile inserimento nella comunità lo ha reso meritevole dello stesso sussidio concesso al cittadino italiano». In conclusione, riassume la Consulta, «il legislatore può legittimamente prevedere specifiche condizioni per il godimento delle prestazioni assistenziali eccedenti i bisogni primari della persona, purché tali condizioni non siano manifestamente irragionevoli né intrinsecamente discriminatorie, com'è appunto nella specie la considerazione dell'inserimento socio-giuridico del cittadino extracomunitario nel contesto nazionale, come certificata dal permesso di soggiorno UE di lungo periodo, al quale l'ordinamento fa conseguire il riconoscimento di peculiari situazioni giuridiche che equiparano il cittadino extracomunitario – a determinati fini – ai cittadini italiani e comunitari». Sotto nessun profilo dunque può ritenersi violato l'art. 3 Cost. con riferimento a quegli stranieri che invece tale status non hanno.