RELAZIONE ATTIVITÀ 2018

Consulta: Lattanzi, Costituzione attuale e scudo per cittadini

| 21/3/2019

"Diffondere la cultura della Costituzione, farne capire i valori ma anche la protezione che essa rappresenta per tutti", perché la Carta fondamentale "nata dalle macerie di una guerra disastrosa, dopo il fascismo e le leggi razziali", "ha accompagnato l'evoluzione del Paese" ed è "ancora attuale". E' questa la motivazione che ha spinto la Consulta ad "aprirsi" ai cittadini con il "Viaggio nelle scuole" e poi il "Viaggio nelle carceri". Lo ha detto questa mattina il Presidente della Corte costituzionale, Giorgio Lattanzi, nel corso della Relazione sugli indirizzi della giurisprudenza della Corte costituzionale nel 2018, alla presenza del Capo dello Stato e delle più alte cariche. "Vari episodi dei "viaggi" mi sono rimasti impressi nella memoria" ha aggiunto Lattanzi. "A Rebibbia ho provato un momento di vera commozione quando ho visto tutti i detenuti in piedi cantare l'inno di Mameli, alcuni con la mano sul cuore. In quell'occasione avevo detto che la Costituzione per la persona, per qualunque persona, anche per chi è detenuto, è una protezione, uno scudo". "Successivamente, quando sono ritornato a Rebibbia per una visita del carcere femminile, nella biblioteca una detenuta romena mi si è avvicinata e mi ha detto: "Grazie a lei ho capito che abbiamo uno scudo e non lo sapevamo"».

Calano arretrato e atti di rimessione nel 2018

"Nel 2018 la Corte ha pronunciato 186 sentenze e 64 ordinanze, per un totale di 250 provvedimenti. I giudizi definiti sono stati 359 e le questioni pervenute 301, con una conseguente riduzione dei giudizi pendenti, dai 376 di fine 2017 ai 318 di fine 2018". È quanto si legge nella Relazione del Presidente Lattanzi. "Delle 250 decisioni rese nell'anno – prosegue il testo - , 142 hanno definito giudizi di legittimità costituzionale in via incidentale, 91 hanno definito giudizi di legittimità costituzionale in via principale, 6 hanno riguardato conflitti di attribuzione tra enti e 9 sono state pronunciate in conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato". "Il totale delle decisioni segna una leggera diminuzione rispetto agli ultimi anni (281 decisioni nel 2017, 292 nel 2016, 276 nel 2015) ma il numero delle sentenze è rimasto sostanzialmente invariato (186 sentenze del 2018 hanno fatto seguito alle 188 del 2017, alle 179 del 2016 e alle 168 del 2015)". "Nel 2018 si è registrata una diminuzione di atti di promovimento, in particolare 199 ordinanze di rimessione e 87 ricorsi in via principale. Sono dati che confermano il trend del recente passato (le ordinanze di rimessione pervenute sono state 198 nel 2017, 279 nel 2016 e 348 nel 2015; mentre i ricorsi in via principale depositati sono stati 92 nel 2017, 78 nel 2016 e 104 nel 2015)".

Contenimento spesa Regioni sia temporaneo

"Le misure di contenimento della spesa pubblica indirizzate al sistema regionale devono presentare un carattere necessariamente temporaneo". Lo scrive sempre il presidente Lattanzi nella Relazione della annuale. "Nel contempo –prosegue - sul versante dei bilanci regionali più volte la Corte ha messo in luce l'importante collegamento tra il principio di rendicontazione e quello di rappresentanza democratica, e ha osservato che la funzione dei bilanci e dell'obbligo di "rendere il conto" risiede essenzialmente nell'assicurare ai membri della collettività la cognizione delle modalità di impiego delle risorse e dei risultati conseguiti da chi è titolare del mandato elettorale". Su questa linea con la sentenza n. 49 del 2018 la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale, per violazione dell'art. 81 Cost., dell'intera legge della Regione Abruzzo n. 16 del 2017 di approvazione del rendiconto generale del 2013. La sentenza ha osservato che «la trasparenza dei conti risulta elemento indefettibile per avvicinare in senso democratico i cittadini all'attività dell'Amministrazione, in quanto consente di valutare in modo obiettivo e informato lo svolgimento del mandato elettorale, e per responsabilizzare gli amministratori, essendo necessariamente servente al controllo retrospettivo dell'utilizzo dei fondi pubblici».

Caso Dj Fabo, l'"incostituzionalità prospettata"
"Con l'ordinanza Cappato la Corte ha inteso evidentemente riconoscere il primato delle Camere, perciò confido fortemente che il Parlamento dia seguito a questa nuova forma di collaborazione, nel processo di attuazione della Costituzione, e non perda l'occasione di esercitare lo spazio di sovranità che gli compete". Ha spiegato poi Lattanzi con riferimento alla sentenza (207/2018) che ha rinviato di un anno la trattazione per dare alle Camere il tempo di legiferare. Si tratta, ha aggiunto, di "una nuova tecnica decisoria che qualificherei di incostituzionalità prospettata" che ha lo scopo di superare l'alternativa tra la inammissibilità, per preservare la discrezionalità legislativa, lasciando però insoddisfatti interessi costituzionali, e una pronuncia di accoglimento che invece tale discrezionalità sacrifica. "Sarebbe erroneo pensare - ha proseguito - che con questa decisione la Corte si sia ingerita nei tempi e nei modi di esercizio della funzione legislativa di spettanza del Parlamento, perché, come si è già detto, laddove vi sia un obbligo costituzionale di normare una materia, la discrezionalità legislativa si contrae, anche se della sola misura necessaria all'adempimento del dovere di attuare la Costituzione".
Corte deciderà se Parlamento non interviene – Successivamente, interpellato dai giornalisti durante la conferenza stampa, il Presidente ha detto: "È prospettabile nei limiti indicati l'accoglimento della questione di legittimità costituzionale relativa all'aiuto al suicidio nel caso Cappato". "E' una materia complessa non si tratta di dire sì o no, ma disciplinare ex novo la materia, spetta dunque al legislatore intervenire ma se non lo farà la Corte sarà chiamata a decidere in un senso o nell'altro".

Ne bis in idem penale amministrativo, problema strutturale

"Nella sentenza n. 43 del 2018, anche se la Corte si è limitata a disporre la restituzione degli atti, si "cela" un monito al Legislatore". Il riferimento del presidente Lattanzi è ad una pronuncia che affronta il tema della garanzia per l'incolpato di non essere sottoposto a un secondo giudizio sanzionatorio, "dopo che il primo processo si è definitivamente concluso". E ciò "anche quando le sanzioni hanno natura penale ai sensi dell'art. 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), vale a dire anche nei casi in cui entrambe, o una di esse, rivestono nel sistema interno carattere amministrativo e non sono soggette a tale garanzia". "Bisogna considerare infatti - ha proseguito - che il nostro ordinamento è basato strutturalmente sull'autonomia del processo penale rispetto al procedimento amministrativo, con la conseguenza che il divieto di bis in idem non è destinato ad operare in queste ipotesi, contrariamente a quanto prevede la CEDU". "Benché la violazione della Convenzione europea in taluni casi possa essere in concreto prevenuta assicurando un adeguato legame temporale e materiale tra i procedimenti (evenienza per la quale la stessa Corte di Strasburgo esclude un bis in idem), resta chiaro - conclude Lattanzi - che il problema ha carattere strutturale, sicché solo il legislatore, con una riforma di sistema, è in grado di risolverlo adeguatamente".

Voto Senato Salvini possibile conflitto attribuzione

"Non tutto può essere giustificato probabilmente perché – ma è un mondo nuovo – non tutto può essere congruamente motivato". Così il Presidente Lattanzi rispondendo ancora ai giornalisti sul voto di ieri del Senato che ha negato la prosecuzione del procedimento nei confronti del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, per il caso della nave Diciotti, per aver agito nell'esercizio delle sue funzioni. Sollecitato dai giornalisti, Lattanzi ha poi aggiunto che "se l'autorità giurisdizionale ritiene che la decisione non sia giustificata, la strada è quella del conflitto di attribuzione, sarà poi la Consulta a dover stabilire se sia ammissibile o meno". Ad ogni modo ha chiarito Lattanzi «il sistema regolato dalla legge 1/89 è corretto». «La norma dà a ciascuno il suo: all'autorità giudiziaria ciò che è di sua competenza, al Parlamento ciò che gli spetta"».