emergenza coronavirus

Civilisti, nei Tribunali condizioni oltraggiose: se il pericolo è reale stop a udienze

26/2/2020

Se esiste un reale pericolo di contagio, si sospendano le udienze, ma non si può andare avanti così con avvocati e cittadini ammassati come bestie. E' il grido di allarme che l'Unione delle Camere civili (UNCC), la principale associazione che raccoglie gli avvocati civilisti italiani, lancia al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per fronteggiare la situazione di "psicosi e di confusione" che sta caratterizzando le udienze civili, per via dell'emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del Coronavirus.

Intanto, nella giornata di ieri, il presidente del Tribunale di Milano, Roberto Bichi, ha disposto che tutte le "udienze civili" dei giudici di pace fino al 2 marzo "sono rinviate a data che sarà comunicata a cura dell'Ufficio" a causa della caos dovuto ad una eccessiva calendarizzazione, fino a "41 cause col medesimo orario", in violazione delle regole stabilite dalla Presidenza del Tribunale di Milano per non creare sovraffollamento.

de Notaristefani (UNCC), oltraggio alla dignità - «Da alcuni giorni, molte udienze civili si svolgono con modalità che costituiscono un oltraggio alla dignità degli Uomini, prima ancora che dei Difensori – dichiara il Presidente di UNCC, avv. Antonio de Notaristefani - Abbiamo ravvisato, su tutto il territorio nazionale e non solamente nelle regioni colpite dal contagio, circostanze che non trovano giustificazione. In alcuni Palazzi di giustizia, cittadini e avvocati sono obbligati a restare ammassati come bestie al di fuori di aule, nelle quali invece si può entrare solo uno alla volta. Ci sono poi cittadini italiani respinti da Tribunali della Repubblica perché provenienti da zone ritenute a rischio, sebbene non risulti che la loro libertà di circolazione sul territorio nazionale sia in alcun modo stata limitata per legge. Da parte di alcuni dirigenti di uffici giudiziari c'è una gara a sospendere o limitare quanta più attività possibile, per il timore di rischi che non sempre sembrano essere soltanto quello sanitario».

Se c'è pericolo si sospenda - «La credibilità del mondo della Giustizia – continua de Notaristefani – è conseguenza della serietà dei suoi comportamenti, e non solo del livello delle sue sentenze: e quelli cui stiamo assistendo non sempre sembrano essere tali. Se la celebrazione delle udienze in alcune zone costituisce un pericolo, per le condizioni in cui si lavora e per l'afflusso di utenza, le si sospenda, perché un contagio contratto fuori dall'aula non è più lieve di quello che si può contrarre dentro. Se, invece, qualcuno sta pregiudicando la credibilità della Istituzione che dirige, pur di scansare qualsiasi responsabilità di ipotetico contagio, allora confidiamo che il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, vorrà negare il proprio concerto, quando si discuterà del rinnovo del suo incarico o della sua progressione di carriera: dirigere significa infatti sapersi assumere le proprie responsabilità, non scansarle».

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