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Camere civili: un "Piano straordinario" per la riforma del processo

| 24/7/2020

"Un piano straordinario" per la giustizia civile. Lo ha messo nero su bianco l'Unione delle Camere Civili, presieduta da Antonio de Notaristefani, in un documento redatto per il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Alla base del ragionamento i numeri monstre raggiunti dall'arretrato, l'inefficienza del sistema e le barriere all'accesso per i meno abbienti, che vanno di pari passo con alcuni effetti paradossali a favore dei "ricchi", come per esempio l'incentivo alle cause per le compagnie di assicurazione che speculano sulla differenza tra i compensi pattuiti con i legali e gli importi liquidati dal giudice.

Il progetto di riforma diviso in tre macro aree comprende: interventi sugli aspetti organizzativi ed ordinamentali; interventi sul processo e incentivi e disincentivi sui compensi. Ma il dato principale da cui si deve partire, spiegano i civilisti, è quello fornito dal Primo Presidente della Cassazione in occasione della inaugurazione dell'anno giudiziario 2020: i procedimenti civili pendenti al 2019 erano 3.312.263, dei quali 2.018.193 in Tribunale, 251.732 in appello, 113.862 in Cassazione ed 834.988 presso i Giudici di pace.

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Interventi organizzativi - Dunque, tornando ai profili organizzativi, e "dando per scontati" gli interventi promessi dal Ministero su organici dei magistrati e del personale, edilizia giudiziaria e digitalizzazione, per le Camere civili, si deve prendere atto del fallimento dell'Ufficio del processo a cui era stato affidato un ruolo strategico. E ciò, come indicato dal Csm nel 2018, sia per carenza di personale, che per la scarsa propensione di molti magistrati a collaborare con i tirocinanti. Andrà dunque r idisegnato il sistema agganciandolo ad incentivi ed anche alla progressione di carriera per i giudici che riusciranno a farlo funzionare.
Va poi cambiato il metodo "bulgaro" di valutazione delle professionalità. Si deve guardare alla percentuale di cause transatte; al numero di quelle assegnate e ai tempi della definizione; al rispetto del calendario del processo ed infine alla percentuale di sentenze confermate nei successivi gradi di giudizio.
Da valutare anche la creazioni di Sezioni stralcio, laddove l'arretrato è più consistente, evitando però gli errore del passato attraverso il trasferimento soltanto di alcune materie e salvaguardando la professionalità dei giudicanti. E ancora, i civilisti segnalano grosse criticità sui giudici di pace dove l'aumento della competenza rischia di far "letteralmente esplodere l'arretrato". Infine, la proposta "più delicata", un deciso intervento sui magistrati "fuori ruolo" che sottraggono risorse imprescindibili alla giurisdizione.

Interventi sul processo - Per quanto concerne il processo, si suggerisce di mantenere il procedimento sommario, ed anzi incentivarlo quando possibile; prevedere che il giudice, in sede di riservata sulle prove, se ritiene che una delle questioni trattate renda la causa di pronta soluzione possa trattenere la causa in decisione, indicarla alle parti, invitarle a depositare le difese e pronunziare la sentenza; rendere effettivamente obbligatorie una serie di norme oggi spesso disapplicate; introdurre meccanismi idonei a consentire la concentrazione del contenzioso "seriale", con lo strumento della cd. "sentenza pilota" e rendere effettivi i meccanismi di riunione, prevedere meccanismi premiali o disincentivanti per quegli avvocati che facciano uso della facoltà di cumulo. Ma anche devolvere a professionisti esterni settori quali: la volontaria giurisdizione; la pronunzia di ordinanze ingiunzione; la esecuzione forzata.

E ancora rendere obbligatorio, in alcune materie il ricorso all'arbitrato a tariffe calmierate, prevedendo che il relativo lodo assuma efficacia esecutiva, ma non l'idoneità del giudicato. Prevedere che gli arbitri, quanto meno in alcune materie, possano emettere provvedimenti cautelari e/o di urgenza. Intervenire su mediazione obbligatoria e negoziazione assistita, rendendole tra di loro fungibili, sopprimendo qualsiasi forma di obbligatorietà che si traduce in un costo, e prevedendo invece delle incentivazioni di carattere fiscale. E stendere la negoziazione assistita alla materia del lavoro; in alternativa, prevedere un obbligo di rinegoziazione in buona fede in relazione a qualsiasi ipotesi di controversia. Consentire agli avvocati l'accesso per via telematica ai registri dell'anagrafe presso il Ministero degli Interni, al fine di semplificare i procedimenti di notificazione.

Interventi sui compensi - Infine, con riferimento al tema dei compensi, i civilisti ricordano che la Commissione europea - The 2020 UE Justice Scoreboard - è intervenuta sul problema dei costi della giustizia, affermando che "la possibilità di andare in esecuzione per le spese di giustizia e recuperare le spese legali è un elemento fondamentale per l'economia". E l'Italia viene indicata come un paese con rimborso delle spese legali legato alla discrezione del giudice che ha facoltà di decidere la liquidazione nell'ambito di una forbice, evidentemente ritenuta tanto ampia da finire con il rendere la liquidazione discrezionale se non addirittura arbitraria. Mentre, proseguono i legali, "la leva dei compensi può essere estremamente efficace per incentivare comportamenti virtuosi o, al contrario, disincentivare quelli opportunistici, sia per le parti che per gli avvocati". "Conviene sottolineare – continua il documento - che la pressione, oggi arrivata a livelli assurdi, sui compensi (si pensi che diverse compagnie di assicurazioni lucrano la differenza tra l'importo liquidato dal giudice e quello pattuito in convenzione, per cui dal moltiplicarsi delle cause guadagnano) rende l'accesso alla giustizia troppo caro per i deboli, e troppo economico per i forti.

In questa ottica, per i civilisti, il primo ed imprescindibile intervento deve essere la soppressione del raddoppio del contributo unificato per la ipotesi di rigetto della impugnazione: impugnare le sentenze non deve essere un privilegio per ricchi, che possono permettersi il lusso di correre un rischio del genere.
Per questo, in via generale occorre prevedere che la misura dei compensi: a) sia effettivamente inderogabile per i clienti ricchi, perché la attuale normativa sul punto è assolutamente inadeguata; b) sia negoziabile per le piccole imprese, i consumatori o, comunque, per coloro che hanno un ISEE inferiore ad un livello predeterminato.

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