SCUOLA DELL'AVVOCATURA E CNF

A Lampedusa task force di avvocati per gli immigrati

28/07/2014

Avvocati a Lampedusa. Il progetto con cui il Consiglio nazionale forense e la Scuola superiore dell'avvocatura operano da alcuni mesi per dare supporto alla tutela dei diritti degli immigrati ha scelto il luogo simbolo dell'immigrazione, in Italia ma anche agli occhi del mondo: l'isola siciliana, porta dell'Europa, luogo dell'accoglienza e della solidarietà ma anche del dramma senza fine dei naufragi e dei morti in mare. Avvocati che, presenti a turno in un presidio sul posto ma attrezzati anche per consulenze a distanza, aiutano le istituzioni locali, la Capitaneria di porto e le associazioni e organizzazioni non governative attraverso pareri giuridici per la affrontare tutte le questioni relative all'arrivo dei migranti.

Il progetto

''Siamo qui in rappresentanza dell'avvocatura istituzionale, grazie al fatto che la Scuola dell'avvocatura e il Cnf hanno creduto e credono in questo progetto, che ha il sostegno di tutta l'avvocatura italiana - sottolinea Monica Gazzola, che coordina il gruppo - L'iniziativa è espressione della funzione sociale dell'avvocatura, speriamo che si sviluppino analoghi progetti in Europa, che anche lì gli avvocati si pongano come punto di riferimento in una materia che tocca davvero i diritti fondamentali degli ultimi''. Chi soccorre immigrati in difficoltà può incorrere nel reato di immigrazione clandestina? Come regolarsi sull'identificazione e la sepoltura dei migranti morti in mare? Sono solo alcuni esempi dei quesiti ai quali gli avvocati che fanno parte del progetto sono stati chiamati a rispondere.

Il presidio forense

In tutto sono 60, operano a titolo assolutamente volontario: a turni di una o due settimane stanno a Lampedusa e partecipano direttamente all'attività del presidio, attivo da maggio e costituito da un avvocato senior, con più esperienza, e uno junior, appena laureato o neo avvocato. Gli altri seguono comunque l'attività e forniscono consulenza a distanza. Il presidio ha una piccola biblioteca giuridica specializzata, oltre alla banca dati telematica. Primo step del progetto, iniziato nell'autunno scorso, la formazione giuridica con workshop e aggiornamenti on line sulle norme e la giurisprudenza in tema di diritti umani e di diritto delle migrazioni, in particolare via mare.

Nessun contatto diretto
Nessun contatto diretto con i migranti, ma attraverso i pareri forniti, la partecipazione a tante situazioni che riguardano la vita di chi sbarca sulle nostre coste. A Lampedusa ''ci sono tante realtà molto qualificate, come l'ufficio legale di Save the Children o dell'Organizzazione mondiale per le migrazioni, che svolgono già questo tipo di attività sui casi dei singoli migranti. Per noi non c'è rapporto di mandato diretto. Quello che facciamo - spiega l'avvocato Gazzola - è affiancare e supportare l'attività di queste Ong o delle istituzioni, interveniamo su tematiche sono legate alle attività che svolgono e alle loro competenze''.

Nessun reato per il salvataggio in mare

''Uno dei pareri ha riguardato il problema che ci ha sottoposto la Capitaneria di porto - racconta - quello dell'eventuale imputabilità del reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina ai privati che soccorrono i migranti in mare. C'è stato purtroppo un momento in cui, a causa di una cattiva informazione, si è posto il dubbio''. I lampedusani, assicura, ''sono persone molto generose, si fanno carico di un problema che è europeo, ma che finisce per essere solo un problema dell'isola. L'abbiamo scelta anche per questo, c'è già un background di presa in carico dei problemi immediati dei migranti, che su un territorio così piccolo avrebbero potuto creare problemi sociali, cosa che non è stata perché gli abitanti sono consapevoli dei problemi che vivono queste persone e cercano sempre di aiutarli''. In quel caso ''abbiamo rassicurato pescatori o diportisti sul fatto che non solo non è reato che si salvino persone in mare ma che anzi viene qualificato come atto meritevole anche sotto il profilo giuridico''. Un esempio di risposta immediata, ''fornita nel giro di due ore, con il supporto di tutto il gruppo di studio interno, con 20 colleghi interpellati con i quali che discutevamo on line''. Sempre alla Capitaneria di porto, gli avvocati hanno fornito anche un diverso tipo di consulenza, definita ''di secondo livello'', che ''riguarda questioni più complesse meno urgenti, tematiche che possono essere affrontate con più tempo''.

Lo status di rifugiato e la protezione internazionale

Tra queste il problema delle competenza tra Italia e Malta per la ricerca e il soccorso nelle zone Sar. ''L'Italia - sottolinea la coordinatrice della task force - ha grossi problemi di coordinamento con Malta, che ha una ha zona di competenza molto estesa ma sempre, quando c'è una richiesta d'aiuto, la prima cosa che fanno le autorità maltesi è dire che non possono intervenire e quindi sono chiamati in causa gli operatori italiani''. In un altro caso ''ci è stata chiesta dalle Ong una consulenza sui problemi relativi all'identificazione in relazione riconoscimento della protezione internazionale piuttosto che dello status di rifugiato. E' una questione molto delicata - spiega Gazzola - perché il sistema di Dublino, anche con ultimo regolamento entrato in vigore per l'Italia all'inizio dell'anno, prevede che si faccia carico delle procedure per il diritto d'asilo il paese d'arrivo e quindi l'Italia. Questo pone un problema di gestione efficace delle procedure ma crea anche un danno ai diritti dei migranti, obbligati a far fronte a una procedura che si svolge in Italia, dove molti di loro non hanno né intenzione né possibilità di rimanere, e sono diretti atrove''.


Anche il parroco Lampedusa si è rivolto agli avvocati, per una consulenza sul diritto all'identificazione e alla sepoltura dei migranti morti in mare. E spesso a chiedere pareri sono state le associazioni che si occupano di minori. Adesso il gruppo di studio sta lavorando, su sollecitazione comune di associazioni e Ong, sui possibili strumenti di accesso protetto dei richiedenti asilo sul territorio europeo. ''E' stato già elaborato un primo parere, poi sarà affiancato da un secondo lavoro, studi che servono anche a chi opera a livello legislativo e regolamentare. Punto fondamentale che condividiamo con operatori giuridici e istituzionali - conclude - è che bisogna modificare il sistema di ingresso e accoglienza, prevedendo forme di ingresso protetto, la possibilità di chiedere asilo presso le ambasciate,il rilascio di visti umanitari temporanei l'insediamento rifugiati in tutto il territorio europeo''.