Csm pensa a detenuti Rebibbia per digitalizzare suo archivio

13/3/2015 09:37

I detenuti di Rebibbia al lavoro per informatizzare l'archivio del Csm. È il progetto che Palazzo dei marescialli sta mettendo in cantiere per ridurre l'immensa mole dei propri documenti, preservando quelli che servono dai rischi legati alla conservazione cartacea, ma anche per dare un'opportunità di reinserimento ai reclusi del carcere romano. Poco più di 42 mila euro è il costo del piano, che prevede la digitalizzazione iniziale in sei mesi di 900 mila pagine, e che dopo il sì del Comitato di presidenza, è in attesa solo del via libera definitivo del plenum di Palazzo dei marescialli.

La scelta dei detenuti di Rebibbia - in tutto ne saranno impiegati sette - non è casuale. Si sono già occupati della digitalizzazione dei documenti del tribunale di sorveglianza di Roma. E dopo un'adeguata formazione e l'acquisto di cinque nuovi scanner potranno mettersi al lavoro. Il tutto avviene nella cornice di una collaborazione istituzionale con il capo del Dap Santi Consolo e sarà certificato da un accordo con il direttore di Rebibbia.

L'esigenza di una digitalizzazione dell'archivio del Csm è legata anche a un problema pratico. Da decenni la documentazione cartacea è depositata in un'immobile a Roma dell'Agenzia delle Entrate che l'anno scorso ne ha chiesto la restituzione. In quei locali che si trovano in viale Trastevere ci sono circa 5.000 fascicoli personali di magistrati, tutti gli incartamenti della Sezione disciplinare dal 1982 ad oggi, e - tra l'altro - circa 300 fascicoli su fatti di criminalità organizzata. Di una parte di questo materiale è già stata decisa la distruzione.

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