Bancarotta: amministratore colpevole anche se è il commercialista a gestire la contabilità

BANCAROTTA

Corte di cassazione - Sezione V penale - Sentenza 13 marzo 2018 n. 11053

13.03.2018

Doppia stoccata della Cassazione in tema di bancarotta. La Corte con la sentenza n. 11053/18 ha sancito in prima battuta la responsabilità dell'amministratore di fatto in merito alla bancarotta documentale.

La vicenda. L'imputato si era detto innocente contando sul fatto che ci fosse un commercialista a occuparsi della compilazione e gestione della contabilità. Ma sul punto la Cassazione è stata ferma nel ritenere che l'amministratore non possa “permettersi il lusso” di essere ignorante sulla gestione di carte decisive per il corretto andamento dell'azienda. E a tal proposito è stato ricordato come la bancarotta documentale proprio in funzione dell'impossibilità di poter ricostruire il patrimonio e il movimento di affari dell'impresa possa essere di due tipologie. E così si parla di bancarotta fraudolenta documentale quando ci sia un dolo specifico da parte dell'amministratore di muoversi in modo tale da impedire oggettivamente la ricostruzione patrimoniale (il tutto prevede un facere mirato alla distruzione o occultamento dei documenti). Viceversa si parla di bancarotta semplice ex articolo 217 della legge fallimentare quando l'amministratore - per semplice negligenza - non abbia ottemperato all'obbligo di tenere in ordine le scritture contabili obbligatorie per legge nei tre anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento. Ora si legge nella sentenza la circostanza che l'amministratore abbia affidato a un professionista la gestione della contabilità disinteressandosene completamente perché a suo dire ignorante in materia è una circostanza che non lo esime affatto da responsabilità. L'imputato, infatti, può avere una culpa in eligendo per non aver scelto un professionista all'altezza, ma può avere anche una culpa in vigilando se abbia omesso di effettuare le verifiche su quanto gestito dal professionista. Da qui il principio di diritto secondo cui “l'imprenditore individuale o gli amministratori, i direttori generali, i sindaci e i liquidatori di una società non vanno esenti da responsabilità per il fatto che le operazioni contabili siano state affidate a un commercialista o a un dipendente, dovendosi logicamente presumere anche per il principio del cui prodest, che i dati siano trascritti secondo le indicazioni suggerite be i documenti messi a disposizione dai predetti soggetti che restano, quindi, sempre, responsabili della tenuta di una regolare e veritiera contabilità”.

Quando c’è distrazione. Secondo punto di estrema importanza affrontato dalla decisione riguarda la bancarotta fraudolenta per distrazione e, in particolare, quando si realizza. La Corte precisa che la fattispecie si qualifica per l'appunto in una distrazione, quindi in un'alienazione di beni con specifico valore economico e che l'operazione costituisca reale pregiudizio per i creditori della fallita. Nel caso, pertanto, di una cessione di un ramo d'azienda su cui il giudice di merito non abbia verificato la presenza di rapporti economici oltre che giuridici il reato non può dirsi integrato proprio per la mancanza di alienazione di un bene suscettibile di valutazione economica. In questo caso al giudice spetterà accertare la presenza di distrazione economicamente rilevante con pregiudizio per i creditori.