IL VIAGGIO DELLA CORTE

Lattanzi a Rebibbia, Consulta e Costituzione sono per i detenuti

4/10/2018

“La Corte costituzionale e la costituzione esistono anche per le persone detenute e in particolare per loro. La costituzione è una sorta di superlegge, questa è la sua forza. Revisionarla non è senza limiti: ci sono principi che non possono essere violati”. Con queste parole il
presidente della Corte costituzionale Giorgio Lattanzi ha aperto il progetto viaggio in Italia: la Corte costituzionale nelle carceri che oggi ha fatto la prima tappa a Rebibbia. Lattanzi ha ricordato le tante pronunce della Corte (due solo quest'anno a favore di ergastolani e madri di bambini in tenera età) a tutela di diritti che erano stati sacrificati, dalla salute al lavoro dalla difesa al diritto di informazione. Il progetto viaggio nelle carceri prevede un ciclo di incontri in diverse carceri italiane che parte oggi da Rebibbia e proseguirà fino al 16 novembre a san Vittore a Milano, Nisida minorile, Terni, Genova Marassi, Lecce femminile. Proseguirà poi anche nel 2019. Lattanzi ha ricordato il riconoscimento costituzionale della dignità dei detenuti; il fatto che le barriere in carcere non sono ideali ma solo fisiche; l'impegno per l'inclusione.

“La Corte Costituzionale – ha detto ancora Lattanzi - è un giudice e da giudice deve comportarsi, anche quando, per il suo ruolo, sulla scena sociale e politica diventa necessariamente protagonista. È un protagonista che non deve mai trasformarsi in una parte”. “È importante che la Corte sia immersa nella società e sia consapevole delle idee, dei sentimenti e degli umori che si agitano ed eventualmente dominano nel Paese, ma non dipendere da questi nei suoi giudizi sulle leggi. Le sue direttrici la Corte non può che trarle dalla Costituzione e solo quelle direttrici deve seguire, avendo cura di evitare anche scostamenti momentanei dai principi costituzionali. È questo il nostro compito. Stiamo cercando di svolgerlo come meglio sappiamo e possiamo e di farlo conoscere al Paese”, ha proseguito Lattanzi. “Il nostro discorso nelle carceri, il nostro “racconto”, vuole rappresentare il riconoscimento costituzionale della dignità delle persone detenute, vuole indicare che tra il “dentro” e il “fuori” delle mura del carcere non esistono barriere ideali, ma solo barriere fisiche, e che nella Carta costituzionale il carcere non significa esclusione ma impegno per l'inclusione, attraverso un'opera di risocializzazione alla quale non deve mancare l'apporto delle stesse persone detenute”, ha concluso Lattanzi.

Gemma Tuccillo, capo dipartimento per la giustizia minorile, ha sottolineato l'importanza che il viaggio nelle carceri preveda una tappa in un istituto penale per i minorenni, “ho sperimentato come nelle strutture minorili è importante sentire le istituzioni come realtà”. Per Iacopo Morrone, sottosegretario alla Giustizia, “l'istituzione carceraria è una necessità inderogabile” ma il carcere “non deve essere il luogo in cui viene negata la speranza di redimersi. Lo Stato deve impegnarsi a moltiplicare le occasioni di reinserimento nella società. Il primo deterrente però non deve essere il timore della pena ma la presenza dello stato”.

Undicimila reclusi hanno seguito la mattinata in diretta streaming. Al termine della lezione del presidente Lattanzi 12 detenuti hanno posto altrettante domande alla Corte che ha
risposto punto per punto.

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