scandalo Csm

Penalisti: Procure, potere senza uguali
Richiamare tutti i fuori ruolo

17/&/2019

«Le Procure della Repubblica, grazie all'alibi di una obbligatorietà dell'azione penale arbitrariamente discrezionale, esercitano un potere politico che non ha eguali e che soprattutto non ha contrappesi, determinando così uno squilibrio che nessun sistema democratico può sostenere senza implodere». «Perciò la Magistratura deve necessariamente scendere a patti segreti o anche solo impliciti con la Politica, muovendo da equilibri correntizi grossomodo speculari agli assetti parlamentari». Non le manda a dire l'Unione delle Camere penali nel «secondo documento» della Giunta su quello che viene definito lo «scandalo» Csm.

Per i penalisti il «potere politico» delle correnti della Magistratura, le «improprie modalità del loro rapporto con le forze politiche», le «logiche spartitorie che influenzano le nomine dei Capi degli Uffici Giudiziari, in particolare delle Procure della Repubblica», sono fenomeni «da sempre denunciati». «Come si può - si chiede retoricamente l'Ucpi - invocare la indipendenza del potere giudiziario dal potere politico, se si pratica costantemente la commistione tra potere giudiziario e potere esecutivo mediante il massiccio distacco di magistrati messi fuori ruolo?». E ancora: «Quali sono i criteri con i quali un Governo può concordare con la Magistratura la selezione del manipolo di oltre duecento togati, accuratamente ripartiti tra le varie correnti, destinati a costituire l'ossatura amministrativa della gran parte dei Ministeri?». E, per conseguenza: «quale il prezzo da pagare?». Per uscire da queste impasse, secondo i penalisti, la strada appare ormai obbligata e passa attraverso un «rivoluzionante passo»: richiamare nei ruoli tutti i magistrati distaccati presso il Governo e le sue articolazioni amministrative.

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