LEGGE 36 DEL 2019

Legittima difesa, applicazione retroattiva per l'eccesso colposo

| 3/7/2019

Corte di cassazione - Sentenza 3 luglio 2019 n. 28782

La riforma della "legittima difesa nel domicilio", la legge n. 36 del 2019, in quanto disciplina più favorevole al reo si applica retroattivamente. A fissare il punto è la Corte di cassazione, sentenza n. 28782 del 2 luglio scorso, affrontando un bizzarro episodio di eccesso colposo di legittima difesa nell'ambito di un litigio tra due vicini di casa. La peculiarità del caso sta nel fatto che la lite – partita con uno scambio di insulti, proseguita con spinte e poi con un morso sotto l'ascella al quale l'imputato ha reagito sferrando un pugno in pieno volto – è iniziata all'interno del giardino recintato del reo.

Il fatto - Tornando al merito singolare della questione, secondo la Corte di Appello di Firenze, quest'ultimo aveva ecceduto nello sferrare il pugno considerato che "sarebbe stato sufficiente stringere il naso all'aggressore" per costringerlo "ad aprire la bocca per respirare", così interrompendo il morso. Oppure, sempre secondo il giudice di secondo grado, l'imputato "avrebbe potuto appoggiare la mano aperta sul volto dell'aggressore". Per la Suprema corte, che sul punto (cassando con rinvio) ha dato ragione al ricorrente, l'intero ragionamento «risulta frutto di un astratto riferimento a regole esperienziali». In particolare, la massima di esperienza richiamata dai giudici, in base alla quale «la chiusura delle narici obbliga fisicamente il soggetto che tiene serrata la mandibola nell'azione mordace ad aprire la bocca per respirare, non tiene conto della concitazione del momento e dell'elevato grado di aggressività» palesata dal vicino che «stava realizzando una pervicace manovra offensiva».

L'eccesso colposo - Ma la parte più rilevante della decisione è quella in cui i giudici di legittimità affermano che, in sede di rinvio, «dovrà pure essere valutata l'eventuale applicabilità della nuova disciplina dell'eccesso colposo nella legittima difesa, atteso che il diverbio tra l'odierno imputato e la parte civile ha preso avvio - secondo le indicazioni che emergono dalle sentenze di merito - mentre l'imputato si trovava all'interno del giardino recintato posto a piano terra dell'edificio». Tale circostanza di fatto, prosegue la Corte, dovrà essere adeguatamente verificata e chiarita, per la rilevanza sostanziale che può assumere alla luce della novella del 2019». Il riferimento è al disposto degli artt. 52 e 55 c.p., come modificati dalla legge n. 36 del 2019. Invero, continua la decisione, il novellato art. 55 c.p. stabilisce: «Nei casi di cui ai commi secondo, terzo e quarto dell'articolo 52, la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto per salvaguardia della propria o altrui incolumità ha agito nelle condizioni di cui all'articolo 61, primo comma, n. 5) ovvero in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto». Come si vede, argomenta la IV Sezione penale, «la novella riguarda espressamente le ipotesi in cui la reazione all'offesa ingiusta è stata posta in essere a seguito della violazione del domicilio». Siccome, conclude, «si tratta di disposizione certamente più favorevole in quanto ampliativa dei casi di non punibilità, rispetto alla previgente fattispecie di eccesso colposo», la stessa «può trovare applicazione retroattiva, anche rispetto a fatti anteriormente commessi».

Legittima difesa, la nuova legge pubblicata in Gazzetta