la bozza di riforma

Riforma procedura penale, sanzioni per Pm che sforano indagini

11/7/2019

Un'unica proroga per le indagini preliminari e nuovi termini di durata massima. Ma anche sanzioni disciplinari per i pubblici ministeri che non si attengono alla tempistica per la richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio per «dolo o negligenza inescusabile». Non solo, scatta anche l'obbligo di depositare, cioè di "svelare", gli atti di indagine compiuti da parte dei pubblici ministeri che entro tre mesi dalla scadenza del termine massimo restano inerti. E chi non lo farà, sempre per dolo o negligenza inescusabile, compirà un illecito disciplinare. Lo prevede la bozza sul processo penale che a breve sarà presentata al Consiglio dei ministri. Farà parte della legge delega di riforma della giustizia che conterrà anche interventi sul processo civile e sul Csm e la sua legge elettorale (tra le ipotesi circolate nei giorni scorsi anche quella del sorteggio dopo una prima votazione) dopo la bufera che ha investito l'organo di autogoverno dei giudici. Un testo non ancora definitivo e che potrebbe subire ancora qualche ritocco dopo il confronto del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede con l'Associazione nazionale magistrati e l'Unione delle camere penali.
Per il processo penale le norme più innovative riguardano le indagini preliminari: sarà consentita una sola proroga di 6 mesi per tutti i tipi di reato. Attualmente sono possibili tre proroghe, che possono portare fino a due anni la durata delle indagini, anche per i reati più lievi: con la riforma solo le inchieste su reati gravissimi, come quelli di mafia, strage, omicidio, violenza sessuale, potranno raggiungere il tetto dei due anni. Mentre le indagini sui reati "bagatellari" non potranno trascinarsi per più di un anno: la loro durata normale sarà di 6 mesi, quella dei reati di medio-alta gravità un anno mentre quella dei reati gravissimi un anno e sei mesi.
E se sinora il mancato rispetto dei termini di durata massima comportava soltanto l'inutilizzabilità degli atti compiuti, con le nuove norme le conseguenze saranno più incisive. Se entro 3 mesi dalla scadenza del termine massimo di durata delle indagini preliminari (che diventano 5 o 15 per i reati più gravi) il pm non avrà notificato l'avviso di conclusione delle indagini o richiesto l'archiviazione, dovrà depositare la documentazione sulle indagini espletate e avvisare indagato e persona offesa della possibilità di visionare e fare copia degli atti. La violazione di queste norme, per dolo o negligenza inescusabile, costituirà un illecito disciplinare, così come l'omesso deposito della richiesta di archiviazione o il mancato esercizio dell'azione penale "entro il termine di 30 giorni dalla presentazione della richiesta del difensore della persona sottoposta alle indagini o della parte offesa".
Nel pacchetto sul processo penale ci sono anche norme che modificano l'udienza preliminare rafforzando il suo ruolo di filtro: a differenza di ora, non si andrà al dibattimento se c'è il dubbio sulla responsabilità dell'imputato. Ma non c'è il potenziamento del patteggiamento, su cui penalisti e magistrati erano d'accordo: a pesare in questo caso, il veto della Lega.