Criminalità

Cassazione: il "Mondo di mezzo" non è mafia

23/10/2019 09:32


Mondo di mezzo non è Mafia Capitale. Lo ha deciso la Corte di Cassazione che, ribaltando il verdetto d'appello, ha stabilito che l'organizzazione a delinquere capeggiata dall'ex Nar Massimo Carminati e dall'ex ras delle Cooperative Salvatore Buzzi non è stata un'associazione di stampo mafioso ma un'associazione a delinquere "semplice". Di conseguenza, la pena andrà ricalcolata. Ci sarà dunque un nuovo processo d'appello, davanti a una sezione diversa da quella che aveva ipotizzato le mani della "piovra" su Roma.

La decisione della Suprema corte
La sesta sezione penale della Cassazione aveva al vaglio la posizione di 32 imputati, di cui 17 condannati dalla Corte d'Appello di Roma, lo scorso anno, a vario titolo per mafia (per associazione a delinquere di stampo mafioso, o con l'aggravante mafiosa o, ancora, per concorso esterno). Tra questi, oltre a Carminati e a Buzzi (condannati rispettivamente a 14 anni e 6 mesi e a 18 anni e quattro mesi), anche Luca Gramazio, ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio (8 anni e 8 mesi), e Franco Panzironi, ex Ad dell'Ama (8 anni e 4 mesi). Per tutti ci sarà un nuovo processo.

Inoltre, per quanto riguarda Buzzi, la Cassazione lo ha assolto da due delle accuse contestategli, di turbativa d'asta e corruzione, mentre per Carminati cade anche un'accusa di intestazione fittizia di beni. In conseguenza della riqualificazione del reato di associazione mafiosa in associazione a delinquere semplice, la Cassazione ha pure annullato alcuni risarcimenti nei confronti delle parti civili, tra cui associazioni antimafia.

L'accusa, mossa dalla procura di Roma, ruotava attorno alla costituzione di una "nuova" mafia, con propaggini nel mondo degli appalti della Capitale. Una "collaudata" organizzazione criminale che aveva le caratteristiche tipiche del 416bis: vale a dire, "la forza di intimidazione espressa dal vincolo associativo e la condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva", scrivevano i giudici d'appello. Impostazione che la procura generale della Cassazione ha condiviso chiedendo la sostanziale conferma della sentenza d'appello.

Le reazioni alla decisione
«Questa sentenza conferma comunque il sodalizio criminale. È stata scritta una pagina molto buia della storia di questa città. Lavoriamo insieme ai romani per risorgere dalle macerie che ci hanno lasciato, seguendo un percorso di legalità e diritti. Una cosa voglio dire ai cittadini onesti: andiamo avanti a testa alta», ha detto, amara, la sindaca di Roma Virginia Raggi.

Esultano invece le difese e gli amici degli imputati. «Buzzi aveva ammesso alcune delle contestazioni. A Roma c'era un sistema marcio e corrotto e la sentenza di primo grado l'ha riconosciuto. La procura ha provato a sostenere la mafia. La Cassazione ha detto quello che avevamo sostenuto fin dall'inizio», ha detto l'avvocato Alessandro Diddi.

«La Suprema Corte ha ritenuto la sentenza di appello giuridicamente insostenibile», ha aggiunto Cesare Placanica, difensore di Carminati, mentre Giosuè Naso, il suo ex storico avvocato, ed attuale difensore di altri due imputati, attacca: «Ma vi pare possibile che la mafia sia stata riconosciuta a Roma in questi ultimi 7 anni, cioè da quando c'era Pignatone, e prima nessuno se ne era mai accorto? La mafia è una cosa molto seria, molto grave, che paralizza un territorio, l'economia di un territorio, la libertà da un punto di vista politico, sociale, economico. A Roma c'è invece una cultura mafiosa, che è una cosa completamente diversa. Cultura mafiosa», anche nelle istituzioni. «Questo è stato un processetto, cioè un processo nel quale si è voluto enfatizzare, gonfiare, esagerare, dopare una realtà criminosa di margine per fare un processo nel quale si riconoscesse la mafiosità», ha concluso il legale.

Per l'avvocato Valerio Spigarelli, difensore di Gramazio, «siamo di fronte alla sconfessione delle procura di Roma. Il processo era un esperimento giudiziario, un esperimento fallito. Qui parliamo di gente rimasta in prigione per anni per un reato associativo che adesso decade». «Giustizia è fatta. Ho pianto a dirotto per la tensione e l'emozione. Forza Luca! Gramazio
libero! Tiratelo fuori! Raggi dimettiti! No allo sciacallaggio politico», ha commentato Francesco Giro, senatore di Forza Italia. (Ansa).

PASSA LA LINEA DEL PRIMO GRADO

Nel numero di Giuda al Diritto n. 1/2018, pagina 10 e seguenti è ricostruita la sentenza sul processo cosiddetto "Mafia Capitale"

Soldalizio criminale romano privo della «forza intimidatrice»
declassato dai giudici ad associazione semplice


Mafia - Associazione di stampo mafioso - Articolo 416bis - Reato - Mafia Capitale - Struttura - Elementi costitutivi - Mancanza dell'organizzazione - Presenza sodalizio - Associazione per delinquere -Sussiste. (Cp, articoli 416 e 416-bis)
Ai fini della sussistenza di un'associazione mafiosa che non derivi la forza di intimidazione da una sottostante struttura organizzativa storicamente riconosciuta come tale ciò che rileva per la sussistenza del reato è che sia trasmessa all'esterno la sensazione o, se si vuole, la persuasione della ineluttabilità del male o dei mali che vengono di volta in volta minacciati. Nel caso dell'associazione denominata "Mafia Capitale" non sussiste questo requisito essenziale dell'organizzazione che ha piuttosto i connotati del sodalizio punito ai sensi dell'articolo 416 del codice penale.

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