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Penalisti bocciano protocolli Csm e Cnf su udienze a distanza

| 31/3/2020

Dura presa di posizione delle Camere penali sulla celebrazione delle udienze penali da remoto e più in generale sulla "smaterializzazione del processo" a causa dell'epidemia da Covid-19. Alcune delle modalità di svolgimento delle udienze ipotizzate nelle delibere del Csm (26 marzo) e del Cnf (27 marzo), si legge in un documento di oggi della Giunta UCPI, sono "del tutto irrituali ed in palese violazione di legge".

Le osservazioni della Giunta UCPI

In particolare i penalisti stigmatizzano i protocolli "laddove si suggerisce la p artecipazione a distanza dei giudici facenti parte dei collegi giudicanti e finanche lo svolgimento con tali modalità della camera di consiglio". Si tratta, continua il parere, "di ipotesi non solo non previste da alcuna norma di legge, ma neppure lontanamente ipotizzabili anche con cospicuo impiego di fantasia". "Il nostro ordinamento – prosegue lo studio - prevede che i giudici siano indefettibilmente ed irrinunciabilmente presenti nell'aula di udienza e che siano tutti contemporaneamente presenti nella camera di consiglio, avuto riguardo, peraltro, alla sacrale segretezza che la caratterizza". Diversamente si realizzerebbe un atto "abnorme in quanto eccentrico rispetto al sistema e ai principi del codice di rito" che "inficerebbe irrimediabilmente l'intero processo".

Del resto, proseguono i penalisti, il comma 12 dell'art 83 del Dl n. 18/2020 "non ha introdotto, neppure in via temporanea, nel nostro ordinamento il processo a distanza, bensì si è limitato ad estendere, rispetto alla disciplina codicistica, limitatamente al periodo emergenziale, la partecipazione a distanza alle udienze dei detenuti, degli internati e dei sottoposti a misura coercitiva e conseguentemente, se da loro ritenuto, dei loro difensori".

Per tutti gli altri soggetti, dunque, "nulla cambia neppure nel periodo dell'emergenza: dovranno recarsi negli Uffici giudiziari".

Non solo, incalza la Giunta, "desta meraviglia la leggerezza" che connota le previsioni attuative emanate dal Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della Giustizia, "come se fosse ipotizzabile una fase del processo che possa svolgersi senza la garanzia del dialogo riservato tra l'imputato e il suo difensore" .

"La gravissima e drammatica congiuntura che il nostro Paese sta attraversando - concludono i penalisti - non può essere pretesto per l'adozione di improbabili ed inaccettabili modelli processuali" in evidente contrasto con le norme vigenti e con la Costituzione.

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