Crediti insoddisfatti

Crediti insoddisfatti: presupposti e limiti di azione verso liquidatori e soci di società estinta

Vittorio Provera, Studio Trifirò e Partners

In una realtà economica e finanziaria caratterizzata da crisi di mercato, forti limitazioni nelle possibilità di accesso al credito, difficoltà nei pagamenti, si è ampliato il fenomeno della improvvisa cessazione di attività di imprese (organizzate in forma di società di capitali), impossibilitate a proseguire nel loro business; tale fatto ha determinato (e determina tutt’ora) gravi problemi per i fornitori e creditori, anche in assenza di procedure concorsuali.

Nel caso di liquidazione di una società di capitali, secondo quanto previsto dalle disposizioni normative vigenti (art. 2495 cc), terminata la fase di liquidazione, dopo il deposito dell’ultimo bilancio di liquidazione approvato, avviene la cancellazione della società dal Registro delle Imprese.

A questo punto, per i crediti impagati, vi sono limitate possibilità di avere un soddisfacimento anche parziale.

In tale contesto il Tribunale di Milano, con una recente sentenza n. 3142 del 2011, ha compiutamente affrontato e motivato (richiamando anche precedenti della giurisprudenza di legittimità e di merito) il tema dei presupposti in presenza dei quali i terzi creditori possono far valere le proprie ragioni nei confronti del liquidatore o dei soci della società cancellata.

Il caso affrontato dal Tribunale riguarda un’azione promossa da un imprenditore, il quale aveva ottenuto (con sentenza pronunciata nel 2006) il riconoscimento di un proprio credito nei confronti di una s.r.l. in liquidazione dal 2001 e, quindi, cancellata dal Registro delle Imprese nel luglio 2008 dopo il deposito del bilancio finale di liquidazione. Il credito, ovviamente, non era in contestazione e vi era stata la piena consapevolezza, da parte del liquidatore, dell’esistenza del medesimo. Il titolare del credito, con la predetta iniziativa, aveva convenuto in giudizio il liquidatore ed uno dei soci della società, chiedendo la condanna di entrambi, in via solidale ed alternativa, al pagamento integrale del credito vantato e rimasto insoddisfatto nel bilancio di liquidazione.

I Giudici, chiamati a valutare le ragioni poste a base della pretesa, hanno, dapprima, esaminato la posizione del liquidatore, ribadendo che verso quest’ultimo le azioni di eventuali terzi creditori possono essere avanzate solo allorché sia dimostrata una responsabilità extracontrattuale in capo al medesimo. Infatti, non vi è alcun

vincolo obbligatorio tra il creditore della società ed il liquidatore; inoltre, vi è un esplicito parallelismo, giusto richiamo dell’art. 2489 c.c., tra la natura della responsabilità dei liquidatori e quella prevista in materia di responsabilità degli amministratori.

Più precisamente, si evidenzia che l’art. 2394 c.c. sanziona - a titolo di responsabilità extracontrattuale verso i creditori sociali - le eventuali condotte degli amministratori poste in essere con inosservanza degli obblighi inerenti la conservazione dell’integrità del patrimonio sociale. Identica responsabilità (peraltro soggetta alla prescrizione quinquennale decorrente dall’iscrizione della cancellazione della Società dal Registro delle Imprese) è posta in capo al liquidatore.

La natura di responsabilità extracontrattuale impone al creditore, che promuova un’azione per danni, l’onere di dimostrare l’esistenza, nel bilancio finale di liquidazione, di una massa attiva che sarebbe stata sufficiente a soddisfare (in tutto o in parte) le proprie ragioni e che, invece, è stata distribuita ai soci od utilizzata per pagare solo taluni dei creditori, violando la cosiddetta par condicio creditorum.

In alternativa deve essere dimostrato, sempre ad opera di colui che agisce, che il liquidatore ha posto in essere una condotta colposa o dolosa con la quale abbia, in sostanza, impedito la costituzione o la conservazione del patrimonio attivo nell’interesse sia dei soci che dei creditori (ad esempio non attivando le opportune azioni di recupero di crediti esigibili o operando delle dispersioni del patrimonio). Su questi presupposti, la domanda del creditore è stata respinta dal Tribunale, posto che,

pur avendo accertato una condotta colposa del liquidatore, tuttavia non vi era dimostrazione del nesso causale tra il mancato pagamento e la condotta del liquidatore medesimo.

Nel caso di specie, l’unico bilancio agli atti dimostrava, sostanzialmente, una situazione patrimoniale della Società totalmente negativa e l’assenza, pertanto, di qualsiasi posta attiva da cui potessero emergere plusvalenze idonee a soddisfare le ragioni dell’attore. Anche per quanto riguarda l’eventuale responsabilità dei soci, il Tribunale ha statuito che nel sistema di responsabilità limitata delle società di capitali (caratterizzata dalla totale autonomia del patrimonio della società destinato a soddisfare i creditori medesimi nei limiti della capienza), l’eventuale coinvolgimento dei soci dopo la cancellazione della società può avvenire solo ed esclusivamente sul presupposto che i soci stessi abbiano percepito (attraverso il bilancio finale di liquidazione) parte delle attività destinate alla soddisfazione dei creditori sociali. In altre parole, occorre l’avvenuta dimostrazione che vi sia stata una concreta attribuzione

patrimoniale, in base al predetto bilancio.

Tale fatto determina, ex lege, l’assunzione in capo al socio anche di una corrispondente quota parte dei debiti sociali rimasti insoddisfatti. Dunque, questo fatto costituisce il fondamento ed limite della pretesa che può essere fatta valere dai creditori. In tale contesto il Tribunale ha anche confermato la possibilità di una diretta utilizzabilità, verso il socio, del titolo esecutivo già ottenuto nei confronti della società debitrice. Ovviamente - in sede di processo di esecuzione - il creditore che si avvale di titolo dovrà dimostrare il presupposto dell’azione (e cioè l’entità della quota di liquidazione attribuita al Socio aggredito dall’esecuzione).

A fronte di quanto sopra illustrato e degli oneri probatori relativi, diviene fondamentale, da parte dei soggetti interessati, acquisire preventivamente tutti gli elementi inerenti la gestione della fase di liquidazione, per valutare l’esistenza o meno delle condizioni per l’azione e fornire, tempestivamente, le prove necessarie per far valere le proprie ragioni di credito.

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