evasione fiscale

I metodi per misurare l’evasione fiscale e il fenomeno italiano

| 13 Settembre 2012

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Lo studio dell’evasione fiscale e i suoi metodi di stima sono temi molto attuali in questa fase congiunturale di forte crisi e, quasi quotidianamente, si susseguono le iniziative dei vari governi . Recentemente si è persino arrivati ad affermare che per contrastare il fenomeno dell’evasione sono giustificate, in questo momento storico, misure forti, “da guerra”.



L’evasione provoca effettivamente danni ingenti e non solo per la mancata affluenza di parte del gettito nelle casse dello Stato, ma per l’iniquità distributiva causata anche dalla diversa capacità di evadere tra le varie classi di cittadini.

L’evasione fiscale viene considerata, inoltre, uno dei principali freni alla crescita. Riduce, infatti, le risorse per le politiche sociali, quelle per la collettività, crea corruzione, falsa il mercato e la concorrenza, ed, infine, si traduce in maggiori imposte per chi le paga.

I principali effetti sono:

- effetti distorsivi sull’allocazione delle risorse: con lo spostamento delle risorse verso quei settori con più alta evasione. In questo contesto risultano favoriti i servizi ed il commercio al dettaglio, rispetto all’industria. Inoltre, vi è anche un rischio che imprese meno efficienti ma con maggiore livello di evasione possano far uscire dal mercato quelle con un più alto grado di efficienza;

- effetti su equità e distribuzione del reddito: si possono riscontrare conseguenze negative sull’equità orizzontale, verticale e sulla redistribuzione dei redditi;

- effetti macroeconomici: l’evasione sottrae gettito al fisco e questo può avere conseguenze sul PIL, sul disavanzo e sul debito pubblico. Ridurla e portare alla luce quella fetta di economia sommersa potrebbe determinare un aumento delle entrate ed allo stesso tempo una diminuzione delle uscite caratterizzate dalle risorse che l’amministrazione investe nella lotta contro questo fenomeno.



Ma qual’è la dimensione del fenomeno da contrastare? Non esistono dati attendibili su base mondiale o europea ma possiamo ragionevolmente stimare l’esistenza, su base mondiale, di un imponibile sottratto alla tassazione superiore al 10% del PIL mondiale con importi che superano i 7 trilioni di dollari (circa 5.500 miliardi di euro ,oltre il triplo del PIL italiano).

Se queste stime sono corrette, la dimensione dell'evasione è tale da costituire un serio problema macroeconomico.

Le metodologie di stima devono necessariamente basarsi su ipotesi, talvolta ragionevoli ma difficilmente misurabili, e su indicatori osservabili e non alterabili che dovrebbero – si presume – essere correlati con il reddito vero. Inoltre, quando si forniscono queste stime solitamente non si forniscono degli intervalli di approssimazione pur rappresentando questo aspetto un elemento cruciale. Sapere che l'evasione è sicuramente di 100 miliardi di euro o che invece può variare tra i 10 e i 300 miliardi cambia se uno Stato deve decidere di investire cifre rilevanti nel recupero di gettito.

Metodi di stima

Tra gli studiosi è molto diffuso l’interesse per la misurazione dell’evasione fiscale. Sono stati elaborati diversi metodi di stima ma ognuno di essi ha evidentemente un carattere virtuale, atteso che non esistendo l’evasione nel mondo reale resta intrinsecamente non conoscibile.

Molti sono i metodi sviluppati; la classificazione degli stessi non è però univoca e la letteratura sull’argomento si presenta spesso variegata.

Vi è una certa convergenza circa la riconduzione di tali metodi a due grandi famiglie: i metodi diretti ed i metodi indiretti, ma poi ognuno vi include diversi approcci.

- Metodi diretti

1) auditing di un campione di contribuenti;

2) metodo interviste campionarie;

3) metodo di Franz.

- Metodi indiretti

1) modelli economico-statistici;

2) approcci macroeconomici.

Metodi diretti

Forniscono informazioni dettagliate sull’evasione fiscale, in quanto si basano su indagini campionarie per categorie di reddito, fasce d’età e sesso. Possono presentare alcune distorsioni qualora il campione prescelto non sia rappresentativo della popolazione.

Si distinguono a loro volta in funzione del campione adottato:

1) Auditing dei contribuenti

Questo approccio si basa sull’auditing fiscale di un gruppo di contribuenti. Si elabora un campione basato sulle dichiarazioni fiscali, sui dati dell’evasione e sugli accertamenti degli anni precedenti. Su questo campione si effettuano verifiche molto accurate al fine di isolare i fenomeni di evasione elaborando una stima media del reddito evaso ed ottenendo informazioni sugli evasori e sulle modalità utilizzate per frodare il Fisco. Il principale difetto sembra essere l’elevato costo di attuazione.

2) Indagini campionarie

Questo secondo approccio è basato sull’analisi di campioni casuali di contribuenti realizzati con il metodo delle interviste telefoniche. Di base le informazioni fornite appaiono essere più veritiere di quelle contenute nelle dichiarazioni fiscali. Tuttavia il limite può consistere nel rifiuto da parte degli stessi evasori di partecipare ad indagini campionarie e di conseguenza il livello di economia sommersa può essere sottostimato.

3) Metodo di Franz

Viene utilizzato per stimare l’evasione fiscale dei piccoli imprenditori. L’approccio consiste nel confrontare il reddito percepito dai lavoratori autonomi con quello medio dei lavoratori dipendenti in imprese con caratteristiche simili ed assumendo che gli introiti del lavoratore autonomo non possano mai scendere al di sotto della media dei redditi percepiti dai dipendenti. In tal caso l’impresa verrà classificata come sottodichiarante, ma non sempre il presupposto risulta fondato perché infatti può accadere che all’interno di uno stesso settore un lavoratore autonomo guadagni meno del dipendente.

Metodi indiretti

Tali metodi stimano il valore dell’economia sommersa attraverso il ricorso ad indicatori indiretti. Sono spesso oggetto di critica per le assunzioni semplificatrici su cui si basano. Tra questi si possono distinguere i seguenti modelli:

1) Metodi indiretti: modelli economico-statistici

Si fondano sull’idea che gli individui effettuino operazioni in contanti al fine di nascondere il reddito generato dall’attività sommersa, poiché tale mezzo di pagamento è quello più difficilmente verificabile.

I principali modelli sono:

- l’approccio del rapporto fisso tra banconote e depositi (Guttmann-1977, the Subterranean economy, in Financial Analyst Journal): l’ammontare di economia sommersa si ottiene moltiplicando lo scostamento tra il rapporto ipotizzato fisso tra moneta liquida e domanda di depositi per la velocità di circolazione della moneta nell’economia regolare.

- approccio delle transazioni (Feige E.L., (1979), The Underground Economies: Tax Evasion and Information Distortion, Cambridge University Press.): le attività economiche sommerse possono essere stimate sulla base della teoria quantitativa della moneta conoscendo la domanda di moneta e la sua velocità di circolazione, dal momento che tutte le operazioni vengono effettuate in denaro contante, assegni o strumenti equiparati. A differenza di Guttmann, Feige ha determinato il valore totale delle transazioni PT pari a:

PT= M’V’+MV

dove:

M’V’= volume delle transazioni effettuate con mezzi di pagamento diversi dalla moneta contante, che si ottiene moltiplicando il numero di libretti di assegni per la loro velocità di circolazione (ossia assegni ritirati e sostituiti);

MV= volume delle transazioni in moneta liquida.

Lo scostamento esistente tra PT ed il reddito osservato py (ossia il PIL) può essere dovuto a tre tipi di fattori:

1. variazione del livello dei prezzi;

2. trasformazioni economiche strutturali;

3. economia irregolare.

Anche questo modello riceve critiche relative alla forte influenza dell’anno base prescelto per la stima ed alla dipendenza di PT dal calcolo di velocità della circolazione;

- l’approccio econometrico (Tanzi V., (1980), Underground Economy and Tax Evasion in United States: Estimates and Implication; In the Underground Economy in the United States and Abroad, Lexington Books): tale approccio separa l’influenza dell’economia sommersa sulla domanda di moneta a causa di una serie di fattori quali introduzione e diffusione delle carte di credito, il numero di viaggi pro-capite, il grado di urbanizzazione, la diffusione delle banche commerciali, il costo opportunità di detenere moneta e la composizione del reddito.

2) Metodi indiretti: approcci macroeconomici

Basati sulla discrepanza reddito-spesa che emerge dalla contabilità nazionale o sulla discrepanza tra dati statistici e dati fiscali:

- approccio discrepanza reddito-spesa: si basa sulla stima dell’eventuale discrepanza tra reddito e spesa che emerge nella contabilità nazionale;

- approccio della discrepanza tra i dati della contabilità nazionale e quelli fiscali: si basa sulla stima della discrepanza tra le basi imponibili e/o i redditi che emergono dalla contabilità nazionale con quelle che emergono dalle dichiarazioni fiscali dei contribuenti. La critica principale a questo modello è quella di ritenere il sistema fiscale esistente e le aliquote legali contaminate dal livello di evasione preesistente.

L'evasione in Italia

In Italia i dati sull’evasione vengono elaborati dall’ISTAT e dall’Agenzia delle Entrate.

La valutazione effettuata dall’ISTAT quantifica un valore minimo ed un valore massimo di stime entro cui presumibilmente si colloca, a livello nazionale, il valore aggiunto occultato sia al fisco sia alle istituzioni statistiche.

Nel 2008 il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico era compreso tra un minimo di 255 ed un massimo di 275 miliardi di euro. Il peso dell’economia sommersa è compreso tra il 16,3% e il 17,5% del Pil (Dossier L’economia sommersa: stime nazionali e regionali, fonte ISTAT, Roma, 22 luglio 2010).

La metodologia dell’ISTAT per la stima del PIL e del sommerso è stata suggerita dall’Eurostat (Istituto statistico dell’Unione Europea) anche agli altri Paesi membri (In particolare, tale Organismo ha richiesto che tutti i Paesi, indipendentemente dai metodi utilizzati per il calcolo del PIL, procedessero ad una verifica dell’esaustività delle proprie stime di contabilità nazionale adottando l’approccio italiano, provvedendo ad eventuali correzioni qualora siffatto controllo evidenziasse una carenza nelle stime stesse). Il sistema è regolato da un insieme di regole contenute all’interno del Regolamento SEC 1995 (Approvato con Regolamento del Consiglio Europeo n. 2223/96) in linea con le direttive mondiali elaborate congiuntamente dalle Nazioni Unite, dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Commissione Europea, dall’OCSE e dalla Banca Mondiale. L’approccio dell’ISTAT non consente, di stimare, la perdita potenziale di gettito derivante da strategie di elusione e da frodi, né di ricostruire l’ammontare di imponibile non dichiarato con riferimento a specifiche imposte.

Le prospettive a breve
Il Governo ha recentemente deciso di dare un'impostazione scientifica alla strategia di lotta all’evasione. Si è individuata l'esigenza di definire una volta per tutte criteri «trasparenti e stabili nel tempo» per capire davvero l’entità del fenomeno. Trasparenza non solo a monte, ma anche a valle perché i risultati del monitoraggio dovrebbero poi essere aggiornati e calcolati ogni anno. A questo scopo dovrebbe nascere un organismo deputato alla misurazione: una commissione presso l'Istat composta al massimo da 15 esperti.

Inoltre il Governo dovrebbe preparare un rapporto annuale - nell'iter di approvazione del bilancio - per esporre la strategia seguita e i risultati ottenuti in modo da valutare la validità delle misure già adottate. A questo poi dovrebbe aggiungersi il monitoraggio annuale dell'erosione fiscale, vale a dire degli sconti e delle agevolazioni tributarie.

Il pacchetto di mini-restyling del sistema tributario contiene anche altri correttivi destinati a incidere sul futuro della lotta all'evasione.

Un fattore primario è rappresentato dalla certezza dei comportamenti fiscali.

Il grido di dolore che le imprese ormai disorientate hanno lanciato da tempo sulla delimitazione del campo dell'abuso del diritto dovrebbe essere finalmente ascoltato. Dovrebbe essere a breve chiarito il perimetro dei comportamenti realmente elusivi e di quelli di pianificazione tributaria pienamente consentiti.

Negli ultimi anni, infatti, le numerose modifiche normative finalizzate a incrementare i poteri del fisco, sono state spesso, a torto, considerate come la panacea per contrastare adeguatamente gli illeciti fiscali
.

In realtà, i dati dimostrano che non sempre è così; questo modo di legiferare e comunicare rischia addirittura di delegittimare l'intero sistema di contrasto.

Ma ciò che è più importante per combattere realmente l’evasione è incidere nella coscienza sociale dei cittadini che devono iniziare realmente a introiettare la condanna del fenomeno e a considerare gli Uffici dell’Amministrazione Finanziaria come alleati e non come nemici.

Per questo il provvedimento, a costo zero, più importante sarebbe quello di riuscire a far cambiare rotta ai rapporti tra Amministrazione Finanziaria e contribuente, utilizzando bene le potestà già esistenti, senza andare alla continua ricerca di nuove misure, quasi potessero miracolosamente sconfiggere da sole l'evasione fiscale.

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