short selling

Dal 1 novembre 2012 è in vigore il nuovo regolamento Ue sullo “short selling” e i CDS

| 31 Ottobre 2012

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Il nuovo Regolamento UE 236/2012 che entra in vigore il 1 novembre 2012 riguarda le vendite allo scoperto, nonché taluni aspetti dei credit default swaps (CDS).

Per “vendite allo scoperto” (“short selling”) s’intende l’operatività short, cioè lo “scommettere” su un ribasso per guadagnare (in maniera del tutto speculare a quella che è la normale operatività long , cioè comprare un titolo), se il titolo scende. Piu’ precisamente “vendita allo scoperto”, secondo la definizione di Borsa italiana, indica “un’operazione finanziaria che consiste nella vendita di strumenti finanziari non posseduti con successivo riacquisto”.

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La logica sottesa ad un’operazione di vendita allo scoperto risulta, pertanto, invertita rispetto a quella di una normale transazione che prevede prima l’acquisto e poi la vendita dello strumento finanziario.


Da notare è che la pratica dello short selling esiste da più di 400 anni. La sua invenzione viene fatta risalire ad un olandese (Isaac Le Maire) il quale nel 1602 investì 82.000 fiorini nella Compagnia Olandese delle Indie Orientali; successivamente, decise di liquidare l’operazione, ma vendette azioni in misura maggiore di quante non ne possedesse. L’operazione fu considerata “oltraggiosa” da parte dei contabili dell’epoca che introdussero così la regola di Borsa del divieto di vendita allo scoperto.


Ecco le principali novità introdotte dal Regolamento:

(a) l'obbligo di segnalazione alle autorità competenti delle posizioni nette corte individuali su azioni ammesse alle negoziazioni in un mercato regolamentato o in un sistema multilaterale di negoziazione dell'Unione Europea quando la posizione ribassista è pari o superiore allo 0,2% del capitale sociale dell'emittente (art. 5);

(b) l'obbligo di comunicazione al pubblico delle posizioni nette corte individuali su azioni, come sopra definite, quando la posizione ribassista è pari o superiore allo 0,5% del capitale sociale (art. 6);

(c) l’obbligo di segnalazione alle autorità competenti delle posizioni nette corte individuali su titoli di Stato di un Paese UE, nella cui definizione sono inclusi anche altri emittenti pubblici assimilabili – ad esempio, titoli emessi dalla Banca Europea per gli Investimenti – quando la posizione ribassista è pari o superiore a determinate soglie (art. 7);

(d) il divieto di effettuare vendite allo scoperto in assenza della disponibilità dei titoli sulle predette azioni e titoli di Stato (cd. divieto di “naked short selling”), nonché il divieto di assumere posizioni speculative su credit default swap (cds) su emittenti sovrani (artt. 12, 13, 14).

(e) l'esenzione dalle predette regole per le attività svolte dai market maker – sia per le azioni che per i titoli di Stato e i cds sovrani - e dai primary dealer - limitatamente ai titoli di Stato e cds sovrani (art. 17), purché i soggetti che intendono beneficiare di tale esenzione notifichino l'utilizzo della stessa con almeno 30 giorni di anticipo (la notifica va effettuata all'autorità competente dello Stato membro d'origine per i market maker e a quella dell'emittente sovrano per i primary dealer).

I predetti obblighi valgono sia per l’operatività sui mercati sia per quella over-the-counter.

In ambito nazionale, il comma 2 dell'art. 4-ter, recentemente introdotto nel Decreto Legislativo n. 58 del 24.2.1998 (TUF) dall'art. 24 del decreto-legge n. 179 del 18.10.2012, designa la Consob quale autorità nazionale competente per ricevere le notifiche, attuare le misure ed esercitare le funzioni e i poteri previsti dal Regolamento Short Selling con riferimento alle azioni ed agli altri strumenti finanziari diversi dai titoli di Stato e dai cds su emittenti sovrani. Il comma 3 del medesimo articolo designa poi la Banca d'Italia e la Consob quali autorità competenti per l'esercizio delle funzioni e dei poteri ordinari previsti dal Regolamento Short Selling su titoli di Stato e cds su emittenti sovrani. Il medesimo articolo prevede inoltre che le autorità 'stabiliscono mediante un protocollo di intesa le modalità della cooperazione e del reciproco scambio di informazioni rilevanti ai fini dell'esercizio delle predette funzioni, anche con riferimento alle irregolarità rilevate e alle misure adottate nell'esercizio delle rispettive competenze nonché le modalità di ricezione delle predette notifiche, tenuto conto dell'esigenza di ridurre al minimo gli oneri gravanti sugli operatori'.


La Consob in data 19 ottobre 2012 ha pubblicato la Comunicazione DME/1208349 avente ad oggetto l’entrata in vigore del Regolamento UE n. 236/2012 e, in pari data, la Banca d’Italia ha pubblicato appositacomunicazione.

In particolare, nella Comunicazione Consob citata si dice che 'ai fini dell'entrata in vigore del Regolamento Short Selling, è utile distinguere tra gli adempimenti relativi alle azioni e gli adempimenti relativi ai titoli di Stato e ai cds su emittenti sovrani.

Per ciò che concerne le azioni:

1. qualsiasi persona fisica o giuridica per la quale l'Italia è lo Stato membro di origine – ossia, è residente in Italia - è tenuta ad effettuare alla Consob la notifica per l'utilizzo dell'esenzione in qualità di market maker;

2. qualsiasi persona fisica o giuridica, ovunque residente, è tenuta ad effettuare alla Consob le segnalazioni delle posizioni nette corte riferibili ad emittenti le cui azioni hanno, quale mercato principale, un mercato regolamentato italiano o per le quali la sede di negoziazione alla quale sono state ammesse a negoziazione per la prima volta è un sistema multilaterale di negoziazione italiano.


Alla Banca d'Italia dovranno invece essere effettuate le notifiche delle posizioni corte nette sul debito sovrano e le notifiche da parte dei market maker italiani e degli operatori principali autorizzati in titoli di Stato che intendono avvalersi delle esenzioni.


Lo short selling, accentuando le tendenze ribassiste, esaspera i problemi di liquidità e scarsità di credito. Di fatto, rappresenta perciò un potenziale pericolo, soprattutto se effettuato da fondi speculativi o “hedge funds”. L’esperienza della crisi ha confermato che gli strumenti finanziari innovativi per il trasferimento del rischio, così come i derivati, possono risultare controproducenti. Se utilizzati in modo prudente possono coprire e diversificare il rischio, mentre se utilizzati senza un’adeguata considerazione dei rischi, consentono una moltiplicazione priva di controllo della leva finanziaria. Il Regolamento si pone l’obiettivo di introdurre una disciplina comune, ma alcuni aspetti rimangono fuori dalla disciplina ed altri sono ancora oscuri. Ci si chiede chi e con quali criteri valuti se una posizione su un Cds sia speculativa o no. Inoltre, gli operatori short dovranno sì fornire maggiori informazioni, ma niente impedirà loro di indebitarsi a dismisura per investire al ribasso.

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