GEOGRAFIA GIUDIZIARIA

La Corte Costituzionale legittima la riorganizzazione territoriale dei Tribunali

| 04 Luglio 2013

Nel corso del 2012 numerosissimi uffici giudiziari (Tribunale di Albi, Tribunale di Montepulciano, TAR del Lazio, Giudice di Pace di Rossano) hanno giudicato l’eccezione di incostituzionalità del d.lgs. 155/2012, sollevata dalla parte nel corso del giudizio, non manifestamente infondata e rilevante ed hanno, pertanto, rimesso con ordinanza di rinvio la questione di legittimità costituzionale alla Corte Costituzionale.

Tutti le ordinanze di rinvio lamentavano l’eccezione di incostituzionalità del d.lgs. 155/2012 (legge delega e/o conversione 148/2011) per violazione dell’art. 77 cost. poiché la delega all’emanazione del decreto legislativo è stata inserita attraverso la legge di conversione 148/2011 , legge contenente oltre la delega al Governo alla riorganizzazione degli uffici giudiziari, anche la conversione del decreto legge 138/2011 riguardante la “Stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo”.

La delega, inserita in tal modo, secondo i Tribunali rimettenti, avrebbe vioolato l’art. 77 della Cost. che prescrive il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria”, cioè, vi è una riserva di legge c.d. formale a tutela del principio parlamentare per evitare, come invece è avvenuto, che il Governo si auto-deleghi o che si auto-approvi i bilanci.

“Il decreto legge non può recare deleghe legislative perché sarebbe un caso macroscopico di evidente mancanbza dell’urgenza, oltre che violazione della riserva di legge formale” (Bin- Petruzzella, Le fonti del diritto, Torino, 2009, p. 113).

Inoltre, il d.lgs. 155/2012 avrebbe violato anche quanto è stato statuito, come principio di diritto, dalla stessa Corte Costituzionale in moltissime sentenze, cioè che (sent. 22/2012) il procedimento particolare volto alla conversione di un decreto legge da parte del Parlamento corrisponde ad un “potere che la Costituzione gli attribuisce , con speciali modalità procedurali, allo scopo tipico di convertire , o non , in legge un decreto-legge” nel quadro dei “limiti e regole” il cui rispetto costituisce una “condizione di legittimità costituzionale degli atti approvati.”

“Di fatto, pertanto, si è verificata una sovrapposizione di due sistemi di produzione legislativa, entrambi speciali, rispetto al procedimento necessario ordinario. La legge delega è stata inserita abusivamente in una legge di conferma di un decreto legge estraneo alla materia distorcendo , in tal modo, il contenuto naturale della norma di conversione. “ (Tribunale di Nicosia, ordinanza di rimessione n. 68/2013).

Nel caso specifico, inoltre, è stata inserita una delega in materia di riorganizzazione giudiziaria all’interno della legge di conversione di una decreto legge adottato dal Parlamento riguardante “ Misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, senza considerare “il principi o sostanziale dell’omogeneità delle norme contenute nella legge di conversione di un decreto-legge che è pienamente recepito dall’art. 96 is, co. 7 del Regolamento della Camera dei Deputati che dispone “il Presidente dichiara inammissibili gli emendamenti e gli atti aggiuntivi che non siano strettamente attinenti alla materia del decreto-legge” (ord. rim. 68/13).

Ulteriore illegittimità costituzionale, è costituito dal fatto che la legge delega prevedeva che il “Governo tenesse conto , nel ridefinire l’assetto territoriale degli uffici giudiziari, dell’estensione del territorio, del numero di abitanti , dei carichi di lavoro , dell’indice delle sopravvenienze nonché della specificità territoriale del bacino di utenza anche con riguardo alla situazione infrastrutturale e dell’impatto della riforma sulla criminalità organizzata.”, mentre nel decreto legislativo n. 155/2012 il Governo, senza tener conto dei parametri sopra citati, ha provveduto la soppressione indiscriminata e, comunque, irragionevole di tutti le sezione distaccate dei Tribunali.

Il d.lgs 155 , per ultimo, violerebbe anche l’art. 25 della Cost. che sancisce che nessuno può essere distolto dal suo Giudice precostituito: dal 13 settembre, invece, le parti vedranno spostato il proprio processo ed il proprio Giudice proprio nel corso di causa.

La Corte Costituzionale il 3 luglio 2013, invece, ha rigettato quasi tutte le ordinanze di rimessione (eccetto quella inviata dal Tribunale di Urbino) dichiarandole non fondate e confermando, in questo modo, la legittimità del decreto e sposando la tesi filo-governativa, ridefinisce il ruolo del Parlamento e del dialogo con il Governo all’interno dell’assetto istituzionale e, indirettamente, carica di lavoro le sezioni centrali dei Tribunali che, chiudendo le sezioni distaccate, saranno le sole competenti (ad esempio, la chiusura del Tribunale di Rho significa che il Tribunale di Milano assorbirà tutto il contenzioso e tutta la competenza degli oltre centomila abitanti residente a Rho) mentre le zone interne e periferiche o le zone di montagna o quelle interessate da fenomeni di criminalità organizzata rimarranno completamente sprovviste di ogni presidio della legalità.