SEPARAZIONE E DIVORZIO: VADEMECUM SUGLI ASPETTI ECONOMICI

Affidamento dei figli, pensione ed eredità, stato di bisogno, domanda del divorzio: le spiegazioni dell’esperto

| 02 Luglio 2012

3° parte


* esperto in mediazione familiare, responsabile del Centro Studi “SISTEMA FAMIGLIA” dell’Associazione Circolo Psicogiuridico di Roma

A CURA DELLA REDAZIONE DI LEX24
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SEPARAZIONE E DIVORZIO: VADEMECUM SUGLI ASPETTI ECONOMICI - I parte
Aspetti economici della separazione e del divorzio: le considerazioni dell'esperto in materia

Giorgio Vaccaro, Avvocato esperto in mediazione familiare, Responsabile del Centro Studi “SISTEMA FAMIGLIA” dell’Associazione Circolo Psicogiuridico di Roma |18.06.2012

SEPARAZIONE E DIVORZIO: VADEMECUM SUGLI ASPETTI ECONOMICI - II parte
Proprietà, assegno di mantenimento, reddito della famiglia: la posizione dell'esperto in materia

Giorgio Vaccaro, Avvocato esperto in mediazione familiare, Responsabile del Centro Studi “SISTEMA FAMIGLIA” dell’Associazione Circolo Psicogiuridico di Roma |18.06.2012

Quali aspetti economici possono escludere l’affidamento dei figli a carico di un genitore?

Allo stato della nostra normativa non vi è alcuna confusione di campo tra l’esercitare l’insostituibile funzione genitoriale e l’esistenza o meno di “aspetti economici”, sono due mondi tra loro autonomi e generalmente non dialoganti.

Al contrario proprio la concreta consapevolezza della cessazione della Macroeconomia familiare con la separazione e quindi dell’emergere di una maggior debolezza economica in capo al soggetto coniugale che non disponga, in via diretta, di un proprio reddito ha fatto in modo che il nostro legislatore abbia organizzato tutto quel sistema di regole interpretative che vanno a tutelare la parte economicamente debole di un rapporto di coniugio.

È evidente che un tale sistema di norme è stato organizzato ed immaginato anni or sono, quanto la percentuale delle “casalinghe” era quella predominante nel nostro Paese, ora con la diffusione dell’impegno lavorativo extra domestico per uomini e donne, il tutto dovrà essere ripensato, sempre però non dimenticandosi che nella pratica della vita quotidiana, tra due coniugi, soprattutto uno di loro si dedica in prima persona, più dell’altro, all’onere della cura e della sequela dei figli: e questo non è, come prima accadeva, sempre la donna.

Spetta quindi al Giudice indagare con attenzione caso concreto per caso concreto.

Le questioni più diffuse legate ai temi della pensione e dell’eredità?

Sono due tematiche sostanzialmente diversissime tra loro: nel senso che l’aspetto pensionistico entra in gioco allor quando l’onerato del contributo transiti dall’impiego al pensionamento.

Mentre l’ambito ereditario, che è quello più collegato alla tematica della famiglia coniugale, deve essere diversamente trattato a seconda se sia intervenuta una separazione per colpa o meno o se sia intervenuta tra i coniugi una sentenza che abbia deliberato circa la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Ma andiamo con ordine.

Relativamente alla pensione le questioni maggiormente dibattute riguardano la reversibilità.

Le più recenti sono quelle relative alle misure introdotte dal Governo a contenimento del fenomeno dei “matrimoni di comodo”, subordinando il diritto e la misura dello stesso non solo alla durata del matrimonio, ma anche alla differenza di età tra coniugi che incide in misura inversamente proporzionale sulla quota di diritto.

Altra questione è quella relativa alla reversibilità in favore del coniuge superstite separato, diritto oggi riconosciuto a prescindere dal titolo della separazione grazie all’intervento della Corte Costituzionale; un ulteriore passo in avanti è stato di recente fatto dalla Corte di Cassazione che ha riconosciuto operante in suo favore la presunzione legale di “vivenza a carico”, con la medesima valenza di ciò che accade, quindi, per il coniuge superstite non separato.

Quanto al diritto a succedere è, come detto, discriminante il titolo della separazione.

Il coniuge separato, al quale non sia stata addebitata la separazione, conserva i medesimi diritti successori del coniuge non separato e quindi mantiene sia la qualifica di legittimario sia il diritto di abitazione della casa familiare.

Diversamente è da dire per il caso in cui il coniuge superstite sia stato riconosciuto “responsabile” del fallimento del matrimonio, con sentenza definitiva.

Quest’ultimo infatti perde la “qualità di erede” oltre al diritto alla legittima, residuando in suo favore la sola possibilità di percepire un assegno vitalizio a carico dell’eredità giustificato dal fatto che, al momento dell’apertura della successione, lo stesso abbia a godere di un assegno alimentare a carico del coniuge deceduto.

Nel caso in cui uno dei coniugi versi in stato di bisogno, come vengono gestiti gli alimenti?

Gli alimenti presuppongono un diverso stato : quello della “totale assenza” di mezzi di sostentamento del coniuge richiedente.

Pertanto diversamente dal mantenimento, il diritto è riconosciuto a prescindere dall’attribuzione della colpa della responsabilità per l’intervenuta separazione.

La misura di questi (gli alimenti) è commisurata ai soli bisogni essenziali del coniuge che, avendone il diritto, ne faccia richiesta.



I termini per la presentazione della domanda del Divorzio sono oggi al centro di una ipotesi di riforma della legge cosa ne pensa ?

Quanto al cosidetto “divorzio breve” è in atto una campagna informativa che parte da un dato non condivisibile: quello della maggiore lunghezza, del termine esistente nel nostro Ordinamento rispetto a quello esistente negli altri paesi europei, come se fosse un elemento di arretratezza culturale!

In merito dobbiamo subito osservare che in tema di “tutela” dei diritti ogni paese ha una disciplina diversa e la nostra Legge è senz’altro più attenta di quella degli altri paesi europei all’interesse del minore, prevedendo degli oneri in capo ai genitori che riconoscono la diversità, la serietà e l’importanza, connessa all’aver contratto in precedenza il negozio giuridico del matrimonio.

Tra l’altro appiano assolutamente mistificatorie di una reale “diversità delle opportunità” tra i cittadini comunitari, tutti quei riferimenti che vengono svolti, con termini sensazionalistici, relativamente al così detto “turismo divorzile”.

Sostenere, infatti, che basta trasferire la residenza di entrambi i coniugi in altro paese europeo per poter contare sulla diversa disciplina ivi esistente, in merito ai termini temporali per accedere al divorzio, significa trascurare il fatto che una tale scelta è assolutamente minoritaria ed elitaria.

Il cosidetto “turismo divorzile” non sarà mai comune a nessuno di quei coniugi che, a prescindere dal reddito a disposizione, vivendo una difficoltà nel “ricostruire” la propria vita si troverà costretto a fare i conti con la situazione economica dell’altro.

In buona sostanza all’estero ci si recano solo coloro che hanno già risolto tutti i loro “problemi economici” di ex coppia coniugale, ed è quindi solo una fetta particolare di un “mercato” dei divorzi, mentre il Diritto di famiglia così come vigente, tutela la generalità dei casi che con la separazione affrontano un momento di riorganizzazione, anche economica, della propria vita e che non possono contare su patrimoni rilevanti.

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