GEOGRAFIA GIUDIZIARIA

Taglio tribunali: via libera alla riforma, si salva solo Urbino

| 25 Luglio 2013

Nella nuova geografia giudiziaria si salva solo il tribunale di Urbino: il taglio di circa 1000 uffici non riduce la possibilità di accesso alla giustizia. La Corte costituzionale lo aveva reso già noto lo scorso 3 luglio anticipando i contenuti essenziali della sua decisione. Ieri con la sentenza n. 237 sono state rese pubbliche le motivazioni che hanno dato via libera alla riforma e accolto solo la questione sollevata dal tribunale di Urbino. Per i giudici della Consulta infatti va garantita 'la permanenza del tribunale ordinario nei circondari di comuni capoluogo di provincia' , di conseguenza è passato solo il ricorso presentato dal foro marchigiano e respinto invece quelli di altri tribunali minori: Alba, Pinerolo, Montepulciano, Sulmona e Sala Consilina e di quelli aventi sede nelle Province dell’Aquila e di Chieti, il cui taglio scatterà, come prevede il provvedimento, il prossimo 13 settembre.



La prospettata violazione costituzionale - Sulla presunta violazione dell'articolo 24 della Costituzione, per denegata giustizia e difficoltà di accesso alla giustizia, la sentenza si esprime sostenendo che non vi è impedimento o limitazione e che la soluzione adottata contempera, in una dimensione di ragionevolezza, più valori costituzionalmente protetti, per garantire una giustizia complessivamente più efficace. A parte il caso del tribunale di Urbino, la mini rivoluzione giudiziaria non comporta ''violazione dei criteri di delega'' e ''la loro applicazione risponde a un corretto bilanciamento degli interessi''.
Fra gli aspetti costituzionali sollevati e bocciati vi è anche la dedotta violazione dell’articolo 81 da parte sia della disposizione di delega, sia dei decreti legislativi. Il principio dell’obbligo di copertura delle spese, ricorda la Corte, è stato infatti specificato in diverse pronunce, nelle quali si è chiarito, in particolare, che la copertura deve essere credibile, sufficientemente sicura, non arbitraria o irrazionale, in equilibrato rapporto con la spesa che si intende effettuare in esercizi futuri; che essa è aleatoria se non tiene conto che ogni anticipazione di entrate ha un suo costo; che l’obbligo di copertura deve essere osservato con puntualità rigorosa nei confronti delle spese che incidono su un esercizio in corso e deve valutarsi il tendenziale equilibrio tra entrate ed uscite nel lungo periodo, considerando gli oneri già gravanti sugli esercizi futuri. Pertanto, in questo caso la presenza della clausola di invarianza e la credibilità dei prospettati risparmi di spesa, coerenti con la ratio delle delega legislativa, escludono la violazione dell’articolo 81 della Costituzione.

I tribunali capoluogo di provincia – Per quanto riguarda la soppressione dei tribunali capoluogo di provincia, la norma impugnata, secondo i giudici della Consulta, sancendo la soppressione del tribunale di Urbino ha «violato» un «criterio direttivo» fissato dalla legge, che «stabilisce la necessità di garantire la permanenza del tribunale ordinario nei circondari di comuni capoluogo di provincia alla data del 30 novembre 2011». Questa, sottolinea la Corte, è la «condizione» del tribunale di Urbino e «il contrasto non può essere superato in via interpretativa, come erroneamente prospettato nella scheda tecnica allegata alla relazione allo schema del decreto legislativo» della riforma sulle circoscrizioni giudiziarie, “atteso il chiaro tenore inderogabile della delega».