INDAGINI DI PARTE E DI POLIZIA TRIBUTARIA

Divorzio, il regime delle prove per accertare il patrimonio del coniuge

| 19 Aprile 2013

Nella fase introduttiva del procedimento di separazione e divorzio, spesso, le parti, già indicano gli strumenti di prova dei quali si vogliono avvalere nel corso del giudizio, per far valere i propri diritti. L’articolo 706 del codice di procedura civile, è piuttosto carente circa le indicazioni sul contenuto del ricorso e sulle allegazioni documentali delle parti.

L’obbligo di allegare le ultime dichiarazioni dei redditi
L’unico obbligo specifico è quello relativo all’allegazione, unitamente al deposito del ricorso e della memoria difensiva, delle ultime dichiarazioni dei redditi delle parti (da ciò desumiamo anche che, la parte che produce documentazione attinente i redditi percepiti da controparte non commette una violazione della privacy e ciò, proprio sul presupposto che la controparte è tenuta nel primo atto difensivo a produrre tali dichiarazioni e soprattutto in virtù del fatto che non si tratta di dati coperti da privacy essendo ormai pacifico, anche a seguito della pronunzia del Consiglio di Stato del 21 settembre 2012, che il diritto di agire in giudizio prevale sul diritto alla privacy).


Sul contenuto del ricorso è opportuno rilevare che esso dovrà contenere l’esposizione dei fatti sui quali la domanda è fondata. La facoltà concessa dalla legge al ricorrente, di presentare una memoria integrativa, contenente le indicazioni di cui ai numeri 2, 4, 5 e 6 comma 3 dell’articolo 163 del Cpc, palesa la non necessità che nel ricorso introduttivo siano presenti tutti gli elementi sui quali è fondata la domanda (incluse le allegazioni probatorie).


Sull’obbligo di deposito in sede di ricorso o di memoria difensiva, delle dichiarazioni dei redditi delle parti, va rilevato che la mancata allegazione di tali documenti agli atti introduttivi, è priva di sanzione o effetti pregiudizievoli diretti. L’unica conseguenza potrà essere quella della valutazione sfavorevole, da parte del Presidente, del comportamento della parte che ha omesso di depositare le dichiarazioni dei redditi (ai sensi dell'articolo 116 del codice di procedura civile).


La prassi delle tre annate
L’articolo 706 del Cpc. si riferisce genericamente alle “ultime” dichiarazioni dei redditi. In dottrina si è dibattuto se tale indicazione implichi un obbligo di depositare l’ultima dichiarazione dei redditi presentata dalle parti o se l’obbligo si estenda anche alle precedenti dichiarazioni. In assenza di una specifica disposizione di legge, la questione è stata risolta, come spesso avviene, dalla prassi giudiziaria, dove nei provvedimenti di fissazione dell'udienza presidenziale, nelle separazioni, è indicato l’obbligo di depositare le ultime “tre” dichiarazioni dei redditi. Rispetto all’articolo 5 della legge n. 898 del 1 dicembre 1970 (legge sul divorzio), vi è una riduzione dei documenti fiscali che la parte deve allegare al ricorso; tale norma prevede infatti l’obbligo per le parti di allegare la dichiarazione dei redditi e ogni documentazione relativa ai redditi e al patrimonio personale. Ciò equivale ad imporre a carico di ciascuna delle parti, l’onere di allegare tutta la documentazione afferente il patrimonio, come ad esempio le visure del Pra, i certificati della Conservatoria dei Registri Immobiliari, gli estratti dei conti correnti bancari.


L’invito a presentare altra documentazione
Molti Tribunali, nei provvedimenti di fissazione dell'udienza presidenziale, nelle separazioni, hanno deciso di inserire un “invito” alle parti a depositare una serie di documenti specifici comprovanti l'entità del patrimonio e i redditi (visure Pra contratti di leasing, estratti dei conti correnti bancari, contratti di locazione, contratti bancari, ecc) oppure di onerare le parti al deposito di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio contenente ogni informazione relativa ai redditi e al patrimonio. Si tratta di una prassi molto diffusa che, però, non è contemplata da alcuna norma.


Le indagini di parte o disposte dal giudice
Proprio in considerazione della necessità di allegare le sole dichiarazioni dei redditi, saranno le stesse parti che, nell’ambito della loro attività di indagine, potranno acquisire le informazioni e la documentazione diretta a provare la reale situazione reddituale della controparte. Si tratta certamente di una facoltà e non di un obbligo ma, ove l'attività “investigativa” di parte fosse carente, in virtù anche dei principi codicistici sull'onere della prova, le pretese e le domande della parte richiedente potrebbero non essere accolte.

D’altro lato, nel caso in cui le informazioni o le dichiarazioni dei redditi delle parti, dovessero apparire non verosimili o in contrasto con il tenore di vita del soggetto o se le informazioni di carattere economico fornite dai coniugi non risultino sufficientemente documentate, il Giudice potrà disporre d’ufficio (magari dietro richiesta di una delle parti) le opportune indagini patrimoniali anche a mezzo della Polizia Tributaria. Solitamente, le indagini di polizia tributaria vengono espletate secondo due criteri fondamentali: il primo è rappresentato dalla richiesta ed acquisizione di tutta la documentazione relativa al patrimonio mobiliare ed immobiliare del soggetto coinvolto nell’accertamento.

Saranno richiesti i certificati presso le Conservatorie dei Registri Immobiliari, presso il Pubblico Registro Automobilistico; verranno effettuate le opportune ricerche volte alla ricerca di conti correnti bancari e alla disponibilità di titoli azionari ed obbligazionari. Saranno altresì oggetto di valutazione ed indagine, le eventuali società di cui il soggetto è socio. Un’attenzione particolare verrà rivolta all’analisi delle dichiarazioni dei redditi, anche al fine di valutarne la correttezza e congruità rispetto al tenore di vita del soggetto. L’indagine potrà poi estendersi alla verifica delle singoli voci indicate nella dichiarazione dei redditi, con particolare riferimento alla verifica sulla veridicità delle singole fatture emesse e di quelle di acquisto, specie sotto il profilo dell’esistenza della prestazione sottostante la fattura.


Il secondo criterio di indagine è rappresentato dall’acquisizione di informazioni, per mezzo di soggetti quali dipendenti, datori di lavoro e persone che possano essere a conoscenza di informazioni utili dirette a ricostruire ed accertare il patrimonio, il tenore di vita della parte o la reale situazione lavorativa.


Patrimoni occulti, indagini presso terzi
Certamente, il limite delle indagini di polizia tributaria, espletate nel corso dei procedimenti di separazione e divorzio, è rappresentato dalla difficoltà di individuare quella parte di patrimonio, eventualmente intestata in modo fittizio a terzi soggetti. Per i patrimoni cosiddetti “occulti” dovranno essere le stesse parti, magari più informate sulla situazione economica del coniuge e sullo stile di vita, ad effettuare attività di indagine, all’esito della quale potranno richiedere al Giudice di estendere le indagini a terzi soggetti, suggerendo quegli elementi che inducano l’organo giudicante a ritenere verosimile l’esistenza di una quota di patrimonio occultato.

E’ agevole comprendere che le indagini effettuate dalla parte possono essere tanto più complete, quanto più alte sono le disponibilità economiche del soggetto. D'altro canto, è inammissibile una richiesta di parte volta a richiedere al giudice di disporre delle indagini a mezzo della Polizia Tributaria con finalità esclusivamente esplorative. La parte, in ossequio ai principi sull'onere della prova, è tenuta a fornire al giudice una serie di elementi, eventualmente, anche solo di natura presuntiva, che possano indurre il giudice a ritenere necessario od opportuno un approfondimento istruttorio e a ritenere plausibile che le disponibilità e i redditi del soggetto, siano in realtà, superiori a quanto risultante dalla documentazione ufficiale.


Indagini anche per la tutela del coniuge debole

Le indagini di Polizia Tributaria previste dalla normativa, in caso di giudizio di separazione, solo per la tutela della prole, possono, in realtà, essere effettuate anche ai fini della tutela del coniuge economicamente più debole. In particolare la Suprema Corte ha stabilito che, “anche in materia di separazione dei coniugi deve ritenersi applicabile in via analogica la norma dell'articolo 5 comma 9 della legge 898/1970, il quale prevede, in tema di riconoscimento e quantificazione dell'assegno divorzile, che in caso di contestazioni il Tribunale possa disporre indagini sui redditi e patrimoni dei coniugi e sul loro effettivo tenore di vita, avvalendosi, se del caso, anche della Polizia Tributaria. Peraltro l'esercizio di tale potere rientra nella discrezionalità del giudice di merito, che non è tenuto ad avvalersene ove ritenga compiutamente provata aliunde la situazione economica delle parti, ma ove non se ne avvalga non può rigettare le domande per mancata dimostrazione della situazione economica delle parti” (Cass. Civ. Sez. I, 17 Giugno 2009 n. 14081).


La legittima compressione della privacy
Nel processo di separazione o divorzio assistiamo quindi a due forme di attività istruttoria, caratterizzate l’una dall’intervento di organi di polizia attivati dietro impulso del giudice, nell’ambito dei suoi poteri di introduzione d’ufficio di mezzi prova, l'altra dall’attività investigativa delle parti, svolta nell’ambito e nei limiti delle facoltà attribuite ai soggetti in causa di far valere i propri diritti, avvalendosi di strumenti non illeciti, pur in apparente violazione di norme, che sono state concepite per garantire il rispetto della privacy dell’individuo; diritto alla privacy, che come già accennato, può subire delle legittime compressioni nel corso di un giudizio di separazione o divorzio, qualora ciò sia necessario per far valere un contrapposto diritto di pari rango o di rango addirittura superiore.


È doveroso ribadire che, ai sensi dell’articolo 155 del C.c. le indagini di Polizia Tributaria possono estendersi anche a terzi soggetti che si ritiene detengano o siano intestatari (come prestanome) di beni o attività direttamente o indirettamente riconducibili ad una delle parti in causa. E' la stessa lettera della norma ad indicare che ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentali, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi.


È opportuno, a giudizio dello scrivente, che qualora l'attività investigativa appaia particolarmente complessa sotto il profilo contabile, la parte chieda al giudice di affiancare alla polizia tributaria anche un Consulente Tecnico di Ufficio (in questo caso si tratterà di un commercialista o, comunque, di un esperto contabile).


L’onere della prova sempre a carico della parte

È di palmare evidenza che le indagini di polizia tributaria non possano sostituirsi all'attività di parte esonerandola, di fatto, dall'onere di provare i fatti e le circostanze sulle quali si fonda la domanda. A tal proposito, ove la parte attraverso la propria attività di indagine non riesca a reperire informazioni sufficienti sui redditi e sulle sostanze della controparte potrà ricorrere a strumenti quali la richiesta di emissione di ordine di esibizione attraverso la quale il giudice potrà disporre tale ordine nei confronti della controparte o di terzi soggetti (es: il datore di lavoro, la banca presso la quale la parte detiene un conto corrente, ecc.).


Le tre fasi processuali
Sempre con riferimento alla fase istruttoria, l’articolo 709 c.p.c., stabilisce che davanti al Giudice istruttore si applicano le disposizioni di cui agli articolo 180 e 183, incluso quindi il sesto comma n. 2 di quest’ultimo articolo, a mente del quale il Giudice concede alle parti un termine di 30 giorni per l’indicazione dei mezzi di prove a per le produzioni documentali.


Possiamo pertanto affermare che nel corso dei giudizi di separazione e di divorzio, esistono tre fasi processuali previste dal codice civile e di procedura, che consentono alle parti di produrre documenti o di indicare mezzi di prova, da individuarsi la prima, nell’allegazione documentale che avviene al momento del deposito del ricorso introduttivo o della memoria difensiva, la seconda dal deposito in cancelleria della memoria integrativa di cui all’articolo 709 c.p.c. e la terza dal deposito della memoria ex articolo 183, VI comma n. 2.


Provvedimenti temporanei ed urgenti
Merita altresì di essere affrontato in questa sede, il problema dell’ammissibilità di un’attività istruttoria, finalizzata all’emanazione da parte del Presidente del tribunale dei provvedimenti temporanei ed urgenti ex articolo 708 c.p.c.. Per quanto riguarda i provvedimenti da emanarsi nell’interesse della prole, la soluzione si rinviene nel dettato normativo dell’articolo 155 sexies c.c., il quale prevede che “prima dell’emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all’articolo 155 c.c., il giudice, può assumere, ad istanza di parte o d’ufficio, mezzi di prova”. La natura pubblicistica degli interessi in gioco, giustifica l’intervento istruttorio del giudice anche in questa fase. Ritengo personalmente che pure in assenza di una specifica norma, tale potere possa estendersi anche ai provvedimenti temporanei ed urgenti da emanarsi nell’esclusivo interesse dei coniugi, consentendo ai Giudice di acquisire prove precostituite e costituende, purché ciò sia compatibile con la natura urgente del rito.